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Maxi-perdita da 1,2 miliardi per Eni nel primo semestre, confermato acconto dividendo di 0,40 euro

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Cospicua perdita per Eni nei primi sei mesi dell’anno che continua a pagare l’effetto del calo dei prezzi del petrolio rispetto a un anno fa. Il gruppo del cane a sei zampe ha archiviato il primo semestre con una perdita netta di 1,2 miliardi di euro, in peggioramento rispetto ai 735 milioni registrati nello stesso periodo del 2015. In rosso anche i dati relativi al secondo trimestre chiuso con una perdita di 446 mln. Eni ha comunque confermato che intende distribuire un acconto  dividendo di 0,40 euro per azione. 

La reazione del mercato non si è fatta attendere con il titolo Eni in calo in avvio di giornata (-1,24% a 13,5 euro). 

Nel secondo trimestre Eni ha registrato la perdita netta adjusted di 290 milioni di euro rispetto all’utile netto adjusted delle continuing operations su base standalone di 0,51 miliardi del secondo trimestre 2015. Il consensus Bloomberg puntava invece su un utile netto adj di 78,2 milioni. Nel secondo trimestre Eni ha conseguito un utile operativo adjusted di 0,19 miliardi, in significativa contrazione rispetto al secondo trimestre 2015 (-88%) a causa della flessione della E&P (-1,23 miliardi pari a -78%) che riflette la continua debolezza del prezzo del petrolio (-26%) e del gas Italia, oltrechè l’impatto del fermo in Val d’Agri per l’intero secondo trimestre, attenuati dalla crescita delle produzioni in altre aree, dalla riduzione dei costi e dai minori ammortamenti.

Confermata la riduzione del 20% degli investimenti 2016 rispetto al 2015 a cambi omogenei. L’indebitamento finanziario netto al 30 giugno 2016 risulta pari a 13,81 miliardi con una riduzione di 3,06 miliardi rispetto al 2015 in scia al closing dell’operazione Saipem.

Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha rimarcato come “in un mercato debole con primi segnali di ripresa, Eni ha conseguito risultati di rilievo. La produzione di idrocarburi supera le attese compensando il fermo delle attività in Val d’Agri e le interruzioni di produzione in Nigeria. I progetti di sviluppo mantengono le previsioni di tempo e di costo e consentiranno un incremento produttivo di oltre il 5% nel 2017”.
“Manteniamo una struttura patrimoniale molto solida – prosegue Descalzi – fondata sull’autofinanziamento degli investimenti ad un prezzo Brent di 50$/barile. Su queste basi confermerò la proposta al CdA di un acconto dividendo pari a €0,40 per azione”.