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Il maxi aumento del Banco riaccende i fari sulle necessità di capitale delle banche italiane

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Il Banco Popolare si trovava di fronte ad un bivio e ieri sera ha scelto la strada da imboccare. Il rafforzamento patrimoniale richiedeva una decisione drastica: la cessione dei gioielli di casa (Creberg e Casse toscane) oppure l’aumento di capitale. L’istituto scaligero ha scelto la via della ricapitalizzazione, che potrà raggiungere l’importo massimo di 2 miliardi di euro. Il motivo è chiaro: senza gli 1,45 miliardi di Tremonti Bond, che dovranno essere ripagati entro il terzo trimestre del 2013, il Core tier 1 della banca scenderebbe sotto il 7%, la soglia minima fissata dalle nuove regole di Basilea 3.


L’operazione, che verrà sottoposta all’approvazione dell’Assemblea straordinaria dei soci (probabilmente a dicembre), potrà aumentare il capitale sociale in una o più tranche entro il periodo di 24 mesi e passerà attraverso l’emissione di azioni ordinarie da offrire in opzione agli azionisti e ai portatori delle obbligazioni del prestito convertibile  “Banco Popolare 2010-2014 4,75%”. Per il Banco si tratta di una maxi ricapitalizzazione, visto che attualmente la capitalizzazione del gruppo si attesta a 2,6 miliardi di euro. Secondo la nota diffusa ieri sera, l’aumento di capitale dovrebbe avere un impatto positivo di 216 punti base su tutti i ratio patrimoniali e potrebbe essere avviato già nel primo trimestre del 2011. Il collocamento dell’aumento sarà garantito da un consorzio costituito da Madiobanca e BofA Merrill Lynch in qualità di global coordinators e da Credit Suisse, Goldman Sachs e Deutsche Bank in qualità di joint bookrunners.

Il mercato, come era facilmente ipotizzabile, sta punendo il titolo del Banco Popolare, che a Piazza Affari registra un tonfo di oltre 4 punti percentuali a 4,107 euro. Anche i tagli dei broker non si sono fatti attendere: Banca Leonardo ha limato la raccomandazione sull’istituto veronese a underweight da buy, mentre Equita e Akros hanno portato il loro giudizio a hold dal precedente buy. Il dubbio principale dell’aumento di capitale riguarda gli azionisti del Banco Popolare, che sono quasi tutti retail e poco inclini a metter mano al portafoglio. “Un nuovo aumento di capitale ci sembra molto improbabile perché il Banco può già contare su 1 miliardo di soft convertibile che può essere trasformato in equity a novembre del 2011”, scriveva Equita sim solo poche settimane fa.


La decisione del Banco Popolare si riflette in Borsa anche sugli altri titoli del comparto bancario: Monte dei Paschi cede il 4,05% a 1,042 euro, mentre Intesa SanPaolo lascia sul parterre il 2,26% a 2,60 euro. Oggi il Financial Times dedica un articolo alle banche italiane rimarcando come Mps, ma anche Unicredit e Intesa, potrebbero rivedere la politica sui dividendi tagliando il pay-out ratio per soddisfare i nuovi standard patrimoniali richiesti da Basilea III. BofA Merrill Lynch, sempre oggi, rimarca come l’aumento di capitale del Banco Popolare accende i fari sulle necessità di capitale delle banche italiane e “Mps appare la banca più colpita dalla applicazione di Basilea III”.