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Materie prime: Petrolio ancora sotto pressione

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Il mese di febbraio non è iniziato sotto i migliori auspici per il petrolio,  finito nuovamente sotto i colpi delle vendite dopo il recupero registrato la settimana scorsa. A pesare sull’andamento dell’oro nero ancora una volta il rallentamento dell’economia cinese (indicazioni deludenti sono giunte ieri dall’attività manifatturiera cinese) e dei timori per le prospettive di crescita globali, oltre all’eccesso produttivo. Dopo il rally della scorsa settimana in scia del possibile accordo tra i Paesi produttori per frenare l’output e le successive smentite, l’agenzia Reuters ha riportato la notizia della presunta disponibilità delle autorità russe ad incontrare gli altri Paesi produttori. Intanto il Wti cede circa il 2% e viaggia a 30,76 dollari al barile, mentre il Brent lascia sul terreno il 2,5% a 33,27 dollari al barile.
Petrolio protagonista sui mercati
 
“Quando ragioniamo sulla situazione attuale e prospettica del prezzo del petrolio, l‘idea è quella di concentrarsi sia su dinamiche macroeconomiche – che attualmente non danno adito a pensieri a sostegno di strutturali ripartenze – sia su livelli tecnici – che fino a quando non mostreranno il raggiungimento dell’area che passa per 43,50 – non ci porteranno a valutare ripartenze sensibili delle quotazioni”, commenta Matteo Paganini, capo analista di FXCM Italia. “Oltre a questo – prosegue Paganini – non dobbiamo dimenticare le correlazioni con il dollaro, il quale potrebbe mostrare delle frenate da qui a quando si formeranno aspettative razionali circa il prossimo rialzo di tassi negli Stati Uniti. Mossa che porterebbe forse ad ulteriori rivalutazioni del biglietto verde e risultare propedeutica ad ulteriori stalli dei prezzi dell’energia”.
E le società petrolifere europee? Ora nel mirino di S&P’s
Di fronte all’attuale scenario del mercato petrolifero, Standard & Poor’s  ha abbassato il rating di Royal Dutch Shell, portandolo da ‘AA-‘ ad ‘A+’, mentre ha posto sotto osservazione il rating di altri cinque gruppi petroliferi europei. Nel mirino dell’agenzia americana anche Bp, Repsol, Statoil, Total e l’italiana Eni.  Gli esperti dell’agenzia di rating americana hanno, infatti, rivisto al ribasso le previsioni sul prezzo medio del petrolio (Brent) atteso in area 40 dollari al barile per il 2016 e 45 dollari al barile nel 2017.