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Marzo è il mese nero di Enel, toccati i minimi storici a Piazza Affari. Pesa ancora il taglio cedola

QUOTAZIONI Enel
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Il mese nero di Enel, iniziato con la presentazione del piano industriale e l’annuncio del taglio al dividendo, si conclude con i minimi storici a Piazza Affari. Il titolo del colosso elettrico è infatti scivolato a 2,654 euro, livello mai raggiunto dalla quotazione in Borsa. In questo momento l’azione del gruppo guidato da Fulvio Conti mostra una flessione dell’1,1% a 2,678 euro. La notizia è particolarmente sensibile visto che stiamo parlando della società italiana con il più alto numero di azionisti, circa 1,5 milioni tra piccoli risparmiatori e istituzionali.

Il tutto è iniziato l’8 marzo, quando la società ha presentato le linee guida del piano industriale 2012-2016 e la revisione al ribasso della politica di dividendi dal 60% al 40% dell’utile netto ordinario. Da quel momento il titolo Enel ha iniziato la discesa a Piazza Affari perdendo circa 12 punti percentuali. All’indomani dell’annuncio del taglio alla cedola non si erano fatti attendere i downgrade da parte dei broker.

Ad esempio Ubs aveva confermato la raccomandazione sell su Enel focalizzandosi proprio sul taglio della cedola. “La nuova politica di dividendi al 40% degli utili – aveva scritto la banca svizzera – rischia di non centrare un dividend yield di poco sopra il 5%. Crediamo che questo tolga un supporto chiave al titolo e potrebbe cambiare la base degli azionisti”. Stesso discorso per gli esperti di Equita secondo cui “il taglio del dividendo è eccessivo rispetto alle nostre stime e priva il titolo del supporto di uno yield attraente, catalyst importante per il gruppo”.

Nel piano industriale relativo al 2012-2016 Enel prevede un margine operativo lordo (Ebitda) a 16,5 miliardi di euro nel 2012, 17 miliardi nel 2014 e 19 miliardi nel 2016. L’utile netto ordinario è atteso a 3,4 miliardi di euro nel 2012, 3,8 miliardi nel 2014 e 5 miliardi nel 2016. Nel 2012 l’indebitamento netto è stimato a 43 miliardi di euro, nel 2014 a 39 miliardi di euro e nel 2016 a 30 miliardi.