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Marchionne: “nessuno ci accusi di lasciare l’Italia”, ma il futuro di Fiat è multinazionale

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Sergio Marchionne si presenta alla Commissione attività produttive e trasporti della Camera senza il maglione blu ma con un’insolita giacca e cravatta. Maglione a parte, il Ceo del Lingotto ha ribadito la strategia degli investimenti Fiat in Italia e il futuro sempre più internazionale del gruppo, grazie soprattutto all’alleanza con l’americana Chrysler. “Nessuno può accusarci di voler lasciare l’Italia – sono state le prime parole dell’Ad del Lingotto -. Il cuore di Fiat resta in Italia, la testa in più posti”. Un concetto già espresso da Marchionne durante l’incontro avvenuto sabato scorso a Palazzo Chigi con il premier Berlusconi. L’Ad ha poi dichiarato che l’alleanza con Chrysler “ci permetterà di entrare in nuovi mercati”, mentre la decisione sulla futura sede del gruppo verrà presa solamente dopo la quotazione della casa di Detroit. Il mercato a stelle e strisce diventerà fondamentale per il Lingotto e Marchionne ha annunciato che il prossimo anno sbarcherà negli States una versione interamente elettrica della Fiat 500.
 
Sergio Marchionne ha analizzato la recente scissione del gruppo che ha portato alla nascita di due entità: Fiat Spa (auto) e Fiat Industrial (Cnh, Iveco). Lo spin-off permetterà alle due società “di poter esprimere pienamente il loro valore e di essere libere di stringere future partnership industriali”. I risultati dell’esercizio 2010 “rappresentano una solida base di partenza per la crescita dei due gruppi”. Il top manager ha poi iniziato a snocciolare i numeri del piano industriale 2010-2014, che prevede nell’arco di cinque anni il lancio di 34 nuovi modelli e 17 aggiornamenti. Nel 2011, l’anno in cui verrà registrato il picco degli investimenti del piano quinquennale, la casa auto torinese presenterà al mercato 7 nuovi modelli “nonostante il debole contesto di mercato”.
 
L’audizione di Marchionne alla Camera era però attesa principalmente per capire le reali intenzioni della Fiat sul mercato domestico. L’Ad del Lingotto, dopo aver sottolineato il deficit di competitività che da anni affligge l’Italia, ha dichiarato che la Fiat “non ha nessuna intenzione di lasciare l’Italia e deve rimanere una parte industriale del tessuto industriale di questo Paese”. Marchionne ha confermato i 20 miliardi di euro di investimenti contenuti nel progetto Fabbrica Italia, 16 miliardi per Fiat Spa e 4 miliardi per Industrial. Per respingere le polemiche di questi ultimi mesi, Marchionne ha affermato che Fabbrica Italia “è un piano dettagliato e più preciso di quello dei principali competitor”. I target di produzione sono molto ambiziosi, visto che il Ceo di Fiat ha ribadito che entro il 2014 verranno prodotte in Italia 1.650.000 automobili.

 

Ma il numero uno del Lingotto ha anche ribadito quanto dichiarato diverse settimane fa: “l’utile Fiat proviene dal resto del mondo, in modo particolare dal Brasile, e non dall’Italia”. Per questo motivo la casa auto torinese comincerà a distribuire utili in Italia “quando riusciremo a farli”. Il top manager si è poi soffermato sui singoli stabilimenti italiani del gruppo. “Entro la fine dell’anno lanceremo la Nuova Panda prodotta a Pomigliano, dove a regime verranno prodotte oltre 200 mila veicoli all’anno”, ha dichiarato il Ceo di Fiat ricordando che lo stabilimento torinese di Mirafiori “resta il cuore industriale del gruppo e oltre la metà delle auto che verranno prodotte a Mirafiori saranno vendute all’estero”. Sugli aspri scontri con i sindacati, Marchionne ha voluto precisare che gli accordi separati “non ledono i diritti dei lavoratori e il pieno utilizzo dei 18 turni permetterà di aumentare il salario di 3.500 lordi annui”. Infine Marchionne ha escluso un intervento urgente su Cassino e Melfi perché “da questi stabilimenti escono modelli molto apprezzati dal mercato”.