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Marchionne: per Chrysler opzioni prioritarie fusione con Fiat o acquisto minorities

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Sono tre le opzioni per il futuro di Chrysler, di cui una (l’Ipo) decisamente meno probabile. A dirlo è Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, in un’intervista al Corriere della Sera, rimarcando come l’offerta pubblica delle azioni Chrysler sia la via “meno probabile”. Le altre due sono un’ascesa di Fiat al 100% della casa di Detroit oppure una fusione Fiat-Chrysler che comporterebbe l’automatica quotazione di Chrysler e diluirebbe sia Veba che Exor. “Oggi Chrysler va bene, ne abbiamo il 58% e il resto appartiene al fondo Veba dei sindacati – sottolinea Marchionne – ma Veba non resterà socio troppo a lungo. O compreremo noi quelle azioni (abbiamo un’opzione) o troveremo assieme il modo di  ricollocarle”.
“A nostro avviso, la fusione potrebbe essere la più interessante – rimarcano gli analisti di Intermonte – e anche la meno impegnativa finanziariamente per Fiat se Exor e Veba accetteranno la diluizione (soprattutto la seconda). Nel secondo semestre 2012 le opzioni su Chrysler torneranno di attualità”.

Domanda auto in Europa vista debole fino al 2014
Marchionne nell’intervista al quotidiano edito da RCS ha parlato a 360 gradi delle prospettive per il gruppo confermando che non intende vendere Alfa Romeo, la volontà di mantenere un elevato livello di liquidità e negando la necessità di ricorrere ad un aumento di capitale. Conferma che nel 2012 il gruppo investirà 7 mld di euro senza aumentare il debito e che le vendite Chrysler sono attese in decisa crescita a 2,4 milioni di vetture.
“La domanda di automobili in Europa è destinata a rimanere bassa ancora a lungo. Almeno fino al 2014. Le case generaliste hanno troppa capacità produttiva”, ha affermato Marchionne. Alla domanda se l’Europa di oggi è come la Detroit del 2005, il numero uno del Lingotto ha rimarcato che Chrysler perdeva vendendo quasi 3 milioni di automobili, “oggi pareggia con 1,5 milioni e nel 2012 ne venderà 2,4 milioni. La domanda sta rifiorendo”. Relativamente a possibili incentivi statali, Marchionne non caldeggia altri incentivi alle rottamazioni da parte dell’Italia: “In passato li abbiamo chiesti anche noi. E abbiamo fatto male. Anche perché hanno sostenuto al 70% le vendite dei concorrenti”.
Futuro due stabilimenti italiani legato a successo export oltreoceano
Proprio negli ultimi passaggi dell’intervista al Corriere della Sera, Marchionne lancia un avvertimento circa il futuro degli stabilimenti italiani. Premettendo che “tutti gli stabilimenti staranno al loro posto e Fiat ha tutto per riuscire a cogliere l’opportunità di lavorare in modo competitivo anche per gli Stati Uniti”, Marchionne ha aggiunto però che se non accadesse dovremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attività.
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