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Marchionne castigato dalla Borsa, ma con utili a 10 mld il titolo Fca nel 2022 potrebbe valere fino a 48 euro

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Nessuna sorpresa clamorosa dall’ultimo piano di Fiat Chrysler targato Sergio Marchionne e il mercato castiga il titolo Fca. Come già fatto in passato, il manager italo-canadese al timone del gruppo dal lontano giugno 2004 ha scelto la strada di indicare target finanziari molto ambiziosi e anche questa volta il mercato ha storto il naso. Ma forse più che scetticismo sulla capacità di rispettarli, questa volta è andato in scena un “sell on news” susseguente al prepotente rally che c’era stato nelle ultime settimane in attesa del piano.

Anche il ritorno del dividendo già dal prossimo anno non ha sorpreso il mercato che conoscendo Marchionne aveva già preventivato indicazioni molto aggressive.

In chiusura di giornata il titolo Fca ha pagato pegno (-4,5% a 18,52 euro) dopo aver spinto i motori fino a oltre il muro dei 20 euro, a un soffio dei massimi storici.

 

Gli obiettivi al 2022

 

I target finanziari al 2022 previsti dal piano presentato oggi vedono l’ebit rettificato raddoppiare a fine piano rispetto ai livelli del 2017. I margini previsti sono compresi tra il 9 e l’11%, in linea con i principali concorrenti mondiali. L’utile per azione rettificato (EPS rettificato) è proiettato quasi a triplicarsi nello stesso periodo di tempo.

Se da qui al 2022 verranno rispettate le attese, a fine piano l’utile netto del gruppo lieviterà tra 9 e 11 miliardi di euro circa, l’utile operativo tra 13 e 16 miliardi, i ricavi tra 155 e 165 miliardi e free cash flow industriale tra 7,5 e 10 miliardi.

“Un gruppo da 10 miliardi circa di utile netto a fine 2022 e con una posizione finanziaria netta positiva per circa 8 miliardi di euro, in termini borsistici, potrebbe ragionevolmente avere un valore intrinseco a fine piano compreso tra 60 e 75 miliardi di euro, pari a un valore per azione compreso tra 38 e 48 euro“, argomenta Roberto Russo, amministratore delegato di Assiteca Sim.

 

Svolta elettrica e focus sui top brand

 

Azzerato il debito netto industriale, traguardo che negli scorsi ani veniva ritenuto arduo da raggiungere e che Marchionne ha festeggiato oggi indossando una cravatta Zegna sotto il maglione, ora il gruppo guarda a nuovi traguardi e alla sfida del cambiamento in atto nel settore. Addio al diesel nel’area Emea entro il 2021 e ingenti investimenti sull’elettrico per recuperare il gap con i competitor.

Del capex totale di circa 45 miliardi di euro nel corso del quinquennio, 9 mld andranno per lo sviluppo dei modelli elettrici.

Forte focus nei prossimi anni sarà sui marchi Jeep, Alfa Romeo, Ram e Maserati. Quest’ultima punta al raddoppio delle vendite a fine piano con il lancio di modello elettrici che vadano a competere con Tesla e Porsche. Per Alfa Romeo previsto invece il balzo delle vendite a quota 400 mila dalle 170 mila attuali.

A fine piano Jeep, Alfa Romeo, Maserati e RAM rappresenteranno circa l’80% dei ricavi del gruppo FCA rispetto al 65% attuale.