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Manovra, oggi verdetto Ue. Salvini: “Bocciatura pressocché certa”. Ci sarebbe già il piano B

Uscendo dal ristorante dove ha cenato con l’altro vicepremier Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte, Salvini lo dice chiaramente: “La bocciatura della manovra è pressoché certa. Ma se …

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A Palazzo Chigi nessuno si fa grandi illusioni, tutt’altro: il vicepremier Matteo Salvini, uscendo dal ristorante dove ha cenato con l’altro vicepremier Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte, lo dice chiaramente: “La bocciatura della manovra è pressoché certa. Ma se uno è convinto di quello che fa, come noi, va avanti” .

Oggi la Commissione europea si esprimerà sul testo, e la tensione tra Roma e Bruxelles rimane molto alta. In termini di spread, ieri ha colpito la reazione del differenziale e dei tassi sui BTP decennali alla bocciatura del rating sul debito italiano da parte di Moody’s (che tra l’altro aveva scatenato l’ilarità di Salvini).

Lo spread ha aperto infatti in forte calo – senza riportare alcuna impennata, contrariamente alle paure dei mercati – scontando secondo alcuni strategist il mancato “junk” da parte dell’agenzia. Dal canto suo, il ministro per gli Affari europei Paolo Savona commentava:

“Oggi ho visto che lo spread è a 300 punti. Sono convinto che Mario Draghi stia intervenendo“.

Tornando alla cena di Salvini-Conte-Di Maio, i  tre sono andati in un ristorante di Roma dopo l’ennesimo vertice che si è svolto a Palazzo Chigi sulla manovra, nello stesso giorno in cui il ministro dell’economia Giovanni Tria ha inviato la sua risposta alla lettera con cui, la scorsa settimana, l’UE aveva chiesto chiarimenti su una legge di bilancio caratterizzata da “una deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e di Crescita”.

Nella missiva, Tria ha parlato di una “decisione difficile ma necessaria”, riferendosi alla scelta del governo M5S-Lega di non cambiare di una virgola il testo del Documento programmatico di bilancio inviato all’Ue, tanto meno il target sul deficit, per il 2019, fissato sulla nota di aggiornamento al Def al 2,4% del Pil.

Nessuna sorpresa, visti i toni degli esponenti del governo e l’impostazione della legge di bilancio che, fin dall’inizio, è stata presentata come una legge pro-crescita, più che a favore del contenimento del deficit e del debito.

In attesa del verdetto Ue, il quotidiano La Stampa riporta alcune indiscrezioni:

“Oggi alle 13 i commissari si riuniranno a Strasburgo per esaminare la manovra italiana e la respingeranno al mittente. Formalmente, la bocciatura si presenterà sotto forma di «opinione negativa» sul Documento programmatico di bilancio. Nel suo documento, limato fino all’ultimo, la Commissione scriverà di aver rilevato «un’inosservanza particolarmente grave degli obblighi di politica finanziaria definiti nel Patto di Stabilità e Crescita». È la prima volta che succede nella storia del Patto. Mai c’era stata una bocciatura-lampo nell’arco di due settimane. Ma è anche la prima volta che un governo sottopone alla Commissione un piano con una deviazione pari all’1,4% del Pil rispetto alle Raccomandazioni (adottate da tutti i governi)”.

Il verdetto dell’esecutivo Ue dovrebbe essere annunciato tra le 15 e le 15.30. Si prevede che Strasburgo chiederà all’Italia di riscrivere la manovra in tre settimane di tempo, con il ministro Tria che sarà chiamato a dare una risposta entro il prossimo 13 novembre. In queste ore, non è rimasto inosservato l’atteggiamento del cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che ha detto chiaro e tondo che “la Commissione deve respingere la manovra”.

Eppure, a fronte della determinazione apparente del governo a sfidare quelli che con disprezzo definisce i burocrati dell’Ue, secondo il Messaggero un piano B dell’esecutivo esisterebbe eccome. Che “non è l’uscita dall’euro. Anzi, è in direzione opposta”.

Si penserebbe di fatto, secondo il quotidiano romano, a “una ‘rimodulazione’ del reddito di cittadinanza e di quota 100 per la pensione, se i mercati finanziari dovessero colpire duro e se lo spread schizzasse alle stelle. Arrivando anche a trattare con la Ue. E ieri il presidente del Consiglio ha avuto colloqui telefonici con Jean-Claude Juncker e Angela Merkel”.

Precisamente, si legge nell’articolo del Messaggero che parla di una “manovra di scorta“, “se le cose si dovessero mettere davvero male, il reddito di cittadinanza e la revisione della legge Fornero potrebbero essere rinviati, o diluiti. Questo perché, con i tassi d’interesse in pericolosa ascesa e il sistema bancario sull’orlo del tracollo, il ritorno elettorale (alle elezioni europee di maggio) delle due misure volute da 5Stelle e Lega rischierebbe di essere cancellato. Meglio dunque in questo caso, per Salvini, schiacciare sul pedale del freno. Più cauto Di Maio che non si dà pace all’idea di dover rinviare, o limitare, il reddito. Questo, appunto, è il piano B. Quello che scatterebbe se venerdì Standard & Poor’s dovesse praticare un declassamento del debito italiano più violento di quello di Moody’s e se i mercati, dopo la prevista e scontata bocciatura della manovra economica oggi da parte della Commissione Ue non dovessero concedere margini d’azione”.

Cresce d’altronde sempre di più il timore per il costo dello spread che, secondo un rapporto dell’Osservatorio dei conti pubblici di Carlo Cottarelli, sarebbe di 18 miliardi di euro. E che alimenta il rischio di una manovra bis fatta di tagli alle spese e di aumenti delle tasse.