Notizie Notizie Italia Manovra: Moscovici e Conte sperano in intesa, ma Bitonci avverte su rischio no deal

Manovra: Moscovici e Conte sperano in intesa, ma Bitonci avverte su rischio no deal

4 Dicembre 2018 10:41

Ci sono le dichiarazioni improntate all’ottimismo che arrivano non solo dal premier Giuseppe Conte, ma anche dal Commissario agli Affari economici Ue, Pierre Moscovici: ma ci sono anche gli attenti di alcuni esponenti del governo, come Massimo Bitonci, sottosegretario leghista al ministero dell’Economia. E poi ci sono questioni meramente tecniche, che spiegano l’attenzione che l’esecutivo continua a prestare al debito pubblico italiano.

A tal proposito, stando a indiscrezioni riportate da Reuters sulla base di due fonti di mercato, “il Tesoro starebbe valutando di condurre entro fine anno operazioni di riacquisto o concambio di titoli di Stato per ridurre i picchi delle scadenze del 2019, mentre Roma e Bruxelles cercano di trovare un difficile compromesso sul bilancio”.

La Manovra del Popolo rimane in primo piano. In un’intervista rilasciata ad Avvenire, il premier Conte sottolinea che con Bruxelles è in corso “un negoziato vero”, che ha come obiettivo quello di “evitare all’Italia una procedura d’infrazione che fa male al nostro Paese e rischia di far male anche all’Europa”. Conte si mostra cautamente ottimista e parla di una proposta che l’Italia intende fare all’Ue, e che dovrebbe arrivare sul tavolo di Bruxelles ‘ad horas’.

Il presidente del Consiglio ricorda anche le misure chiave del contratto di governo:

“Ho alcune prime proiezioni sull’effetto economico di quota 100 e Reddito di cittadinanza. Ciò può darmi un margine di manovra da spendere e utilizzare nel negoziato”.

Sulla riduzione del target sul deficit fissato nel NaDef al 2,4%, Conte evita però di dare numeri: “Se recuperiamo delle somme, ragionevolmente ci potrà essere. Ma in questo momento non fornisco nessun numero. Perchè il negoziato riesca occorre riservatezza“.

E il negoziato riuscirà? Anche da Moscovici trapela un cauto ottimismo, che non è poco se si considera che, fino a qualche giorno fa, il commissario era piuttosto impegnato a sferrare continue critiche alla manovra e anche alla natura dell’esecutivo.

Oggi, invece, c’è sicuramente molta più fiducia nella possibilità di trovare un compromesso:

“Il dialogo con l’Italia è in corso, diventa più intenso – sottolinea il Commissario europeo – vediamo un tono diverso, un diverso modo di cooperare e vediamo l’Italia disponibile ad ascoltare il nostro punto di vista e risolvere i problemi. È un passo che accogliamo con favore, e anche gli investitori hanno lo stesso feeling“.

Bitonci scettico su accordo Ue-Italia

Moscovici tiene poi a fare una importante precisazione, che probabilmente ammorbidirà il vicepremier Matteo Salvini. Il funzionario precisa che, nella Commissione europea, non si sta mettendo in discussione la riforma sulle pensioni che l’esecutivo giallo-verde vuole lanciare, smontando la riforma Fornero – come ha detto fino a ieri Salvini, citando anche Padre Pio pezzo per pezzo.

Quella riforma, sottolinea il commissario, attiene infatti alle “scelte politiche italiane”.

Piuttosto, la Commissione vuole che il governo punti al “rispetto del Patto di stabilità e di crescita” e che venga dunque assicurata “la compatibiltà del bilancio italiano con le regole del Patto”.

Dalle parole di Conte e Moscovici, sembra trapelare un’atmosfera più distesa nel corso delle trattative tra Roma e Bruxelles. Ma Massimo Bitonci frena.

In un’intervista a Rai 3, il sottosegretario leghista mette infatti in evidenza gli ostacoli al raggiungimento di una intesa tra l’Italia e l’Unione europea.

Secondo Bitonci, il premier Conte ha margini di trattativa limitati, e questo a causa dei due leader di Lega e M5s, rispettivamente Matteo Salvini e Luigi Di Maio. I due, infatti, “non vogliono arretrare” sulla manovra.

E se Bitonci si limita a riportare la realtà dei fatti, o almeno quella che vede con i suoi occhi, il numero uno di Confindustria Vincenzo Boccia lancia un aut aut all’esecutivo , manifestando tutta la sua insofferenza proprio per i due vicepremier.

“Questa manovra quota 41 miliardi di euro, di cui 18 per pensioni e reddito di cittadinanza. Dall’Europa ci chiedono solo 4 miliardi. Conte chiami i vicepremier, è questione di 2 miliardi a testa e ne usciamo subito. Se non lo fanno, nei panni di Conte mi dimetterei e denuncerei subito chi non vuol fare un passo indietro”.

Dichiarazioni pesanti, con tanto di ultimatum direttamente lanciato in direzione del presidente del Consiglio.

Boccia non si è fermato qui, rivolgendo due messaggi ai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini in occasione della manifestazione per la Tav alle Ogr, le ex Grandi Officine Riparazioni di Torino (che si è tenuta ieri).

Faccio una promessa a Di Maio: se ci convoca tutti e dodici il 5 dicembre noi non lo contaminiamo”, ha detto il numero uno di Confindustria, riferendosi all’incontro con il vicepremier sulla Torino-Lione, a cui sono invitati i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali locali.

A Salvini Boccia dà invece un consiglio: “Si occupi e preoccupi dello spread”, visto che la Lega è stata votata da molti industriali.

Pur sottolineando che sarà fatto il possibile per evitare la procedura di infrazione Ue, Bitonci rimarca però che l’accordo con Bruxelles “potrebbe anche non esserci, Di Maio e Salvini lo hanno messo in preventivo”.

Anche per questo, forse, pochi minuti fa Moscovici, dopo essersi lasciato andare a qualche complimento a favore dell’Italia, ha ricordato che la Commissione si aspetta “impegni credibili” dall’Italia.

Qualcosa bolle in pentola Tesoro

Intanto, il Tesoro si attiva per eventuali operazioni di buyback o concambio sui titoli di Stato.

Così una delle due fonti informate sui fatti a Reuters:

“Mi aspetto a breve che il Tesoro faccia qualcosa per smussare le scadenze del 2019, la volatilità è scesa e le condizioni del mercato obbligazionario sono migliorate nelle ultime sedute”, dice una delle fonti.

Una seconda fonte conferma che il Tesoro dovrebbe indirizzare l’offerta di riacquisto su titoli in scadenza sul 2019, specialmente sui mesi dove si concentrano le scadenze, tra cui spicca settembre quando, stando ai dati disponibili sul sito del Ministero dell’Economia, dovranno essere rimborsati titoli per oltre 40 miliardi.