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Manovra, imperativo limitare i danni. Conte tratta per sanzioni su deficit ma non su debito

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L’imperativo, ora, è di limitare i danni o meglio, le sanzioni europee. E’ questo il chiodo fisso del governo M5S-Lega che, da un lato, non ha intenzione di arretrare di un millimetro – per usare le parole del vicepremier Matteo Salvini – sulla legge di bilancio; e che, dall’altro lato, è consapevole di rischiare grosso con una eventuale ira della Commissione europea.

Diverse sono le opzioni sul tavolo dell’esecutivo e del ministro dell’economia Giovanni Tria per scongiurare il peggio, in un contesto in cui Roma si trova sempre più isolata. Basta pensare alle dichiarazioni che sono arrivate nelle ultime ore dai ministri delle Finanze di Austria e Olanda, con il primo che ha accusato l’Italia di tenere in ostaggio il suo stesso popolo.

Vienna si è già detta pronta, inoltre, ad appoggiare Bruxelles nel caso in cui la decisione finale fosse quella di lanciare una procedura di infrazione per deficit eccessivo.  Procedura di infrazione che potrebbe essere lanciata già a partire dal prossimo 21 novembre, quando Bruxelles si esprimerà sulla risposta ricevuta entro la scadenza di ieri da Roma.

La tensione Italia-Bruxelles campeggia in tutti i quotidiani principali di oggi. La Stampa parla chiaramente di “manovre di Palazzo Chigi per evitare le maxi sanzioni”. Come?

Il tentativo del premier Giuseppe Conte – si legge – è di convincere la Commissione Ue a ‘processare’ l’Italia solo sul deficit”. Ma si tratta di una “missione di quelle che in partenza possono essere classificate come impossibili” , anche perché “per tentare di convincere i controllori europei a smussare la procedura di infrazione occorrerebbe che i due azionisti del governo si tappassero la bocca per un po’, evitando attacchi e parole velenose nei confronti di Jean-Claude Juncker e dei commissari che il 21 novembre si riuniranno per pronunciare una sonora bocciatura dei saldi della nostra manovra economica. Una richiesta che Conte avrebbe rivolto a Di Maio e a Salvini in un incontro ieri mattina a Palazzo Chigi, un vertice che è stato convocato per discutere di Banche di credito cooperativo”.

L’ipotesi che Conte tratti per sanzioni che colpiscano il deficit, ma non il debito, viene rilanciata anche da Il Messaggero. Il quotidiano romano sottolinea, così come fa La Stampa, come per il presidente del Consiglio i negoziati sarebbero più facili da gestire se i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini smorzassero i toni.

Ridurre lo scontro. Solo così, forse, sarà possibile scongiurare sanzioni pesantissime sul debito e deviare la procedura sul deficit. Magari riuscendo a convincere qualche partner al Consiglio europeo del 25 novembre, dedicato alla Brexit. Concetti e suggerimenti condivisi da altri esponenti del partito della preoccupazione, composto dai ministri dell’Economia Giovanni Tria, degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, dell’Europa Paolo Savona, dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti. E, soprattutto, da Sergio Mattarella, in missione in Svezia. Il capo dello Stato, da quando è cominciato il braccio di ferro con la Commissione europea, ha sempre sollecitato il dialogo”.

Del ruolo di Mattarella parla anche La Repubblica, che rivela come il Colle avrebbe chiamato a rapporto il governo, in particolare la coppia Di Maio-Salvini:

Allarme spread, il Colle chiama i due vicepremier. Il Quirinale avverte: il deficit aggiuntivo rischia di essere bruciato da tassi più alti“. “Prima dell’invio a Bruxelles della nuova lettera sui conti pubblici – si legge – il presidente Sergio Mattarella avrebbe sentito i due vicepremier, lanciando un chiaro messaggio:

“Il braccio di ferro rischia di non essere conveniente per voi. È difficile da gestire, controproducente. Non funziona’”, avrebbe detto.