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Manipolazioni VIX scatenate da boom buyback: Corporate America è l’unico grande buyer di Wall Street?

Qualcuno ha parlato di un mercato che si sta cannibalizzando. Il gestore hedge fund: “I buyback azionari possono essere visti come una gigantesca posizione sintetica short contro la volatilità”.

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“Nell’ultimo decennio le società (americane) hanno aumentato in modo talmente significativo le operazioni di buyback diventando nell’insieme l’unico grande buyer delle azioni. Qualcuno ha parlato di un mercato che si sta cannibalizzando, e fare riferimento alla flessione dei mercati azionari è solo un modo più gentile di spiegare questo fenomeno”. Un articolo di Bloomberg  mette in evidenza come, tra i motivi che hanno provocato i cali di Wall Street di inizio mese, figurino anche i buyback azionari, ovvero quelle operazioni con cui le società riacquistano i propri titoli quotati in Borsa.

Operazioni ingannevoli secondo alcuni esperi, in quanto, nel deprimere la volatilità, i buyback tendono a illudere i trader sulla calma dei mercati.

L’articolo si focalizza sull’improvviso balzo della volatilità che ha spiazzato i trader all’inizio del 2018, analizzando il nesso tra l’indice CBOE Volatility Index (noto più semplicemente come VIX) e gli acquisti di azioni.

Tutti i buyback della corporate America, fa notare Bloomberg, tendono a “isolare i mercati dai ribassi, fattore che di per sè si traduce in una flessione della volatilità. La volatilità più bassa porta gli esseri umani a pensare che le azioni siano più sicure di quanto lo siano nella realtà nei fatti, e i computer a riflettere e calcolare tale (percezione). Di conseguenza, tutti fanno incetta di azioni, elemento che deprime ulteriormente la volatilità”, fino a quando si verifica quello che è accaduto nei primi giorni di febbraio.

A confermarlo è Christopher Cole, gestore di hedge fund che da tempo avverte che la volatilità è stata depressa in modo artificiale e pericoloso.

“I buyback azionari possono essere visti come una gigantesca posizione sintetica short contro la volatilità”.

L’improvviso balzo dell’indice VIX, che è volato di oltre +100% soltanto nella sessione di lunedì 5 febbraio, costringendo Credit Suisse a chiudere il fondo XIV ETN che aveva fatto una fortuna scommettendo al ribasso contro la volatilità, ha fatto scattare la scorsa settimana le indagini su presunte manipolazioni di mercato.

Allo stesso tempo, diversi gestori ed esperti stanno tentando di capire il motivo per cui la volatilità sia rimasta così bassa prima di esplodere settimane fa, mettendo KO l’azionario Usa e azzerando i portafogli di diversi trader.

Il VIX al momento è scambiato a quota 20 punti, dopo quella che Bloomberg ha definito una sorta di Waterloo per gli ETP short sulla volatilità, a causa del balzo dell’indice fino a oltre 50 punti.

Relazione pericolosa tra buyback e VIX

Tornando alla relazione pericolosa tra buyback e volatilità, alcuni esperti intervistati da Bloomberg hanno fatto notare che, per Wall Street, la situazione rischia di diventare insostenibile, soprattutto se si considera che tali operazioni di riacquisto di azioni finiscono spesso con l’essere finanziate con i debiti.

“Il problema, e tale fenomeno sta diventando sempre più diffuso, si presenta quando le aziende (della Corporate America) finanziano le operazioni di buyback ricorrendo più ai debiti che non ai contanti generati dalle loro operazioni”, spiega Vineer Bhansali, responsabile investimenti presso LongTail Alpha, che ha lanciato un alert sulla bolla formata sul mercato della volatilità.

E un grafico shock di Société Générale conferma tale timore,  facendo vedere come tutte le emissioni di debiti su base netta operate dalla Corporate America nel 21esimo secolo siano state utilizzate proprio per acquistare le azioni.

Tutto ciò porta a pensare  non solo che la Corporate America sia probabilmente l’unico grande acquirente dei titoli scambiati a Wall Street ma anche che, nel farlo, stia ingolfando i suoi bilanci con debiti a livelli record.

E il 2018 si è già confermato storico in termini di buyback, se si considera che, dall’inizio dell’anno, gli annunci hanno riguardato operazioni previste per un valore di 171 miliardi di dollari, il valore più alto di sempre di inizio anno, più che doppio rispetto alla media degli ultimi dieci anni, pari a $77 miliardi.