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Mancato accordo su output petrolifero penalizza il Nokkie

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Ancora una seduta con il segno meno per la corona norvegese (nokkie) che continua a patire l’andamento dei prezzi del greggio (la Norvegia è il primo produttore europeo di petrolio). Il mancato accordo sul taglio della produzione di petrolio nel meeting di ieri tra Arabia Saudita, Messico, Russia e Venezuela, non depone a favore delle quotazioni dell’oro nero, in rosso di quasi un terzo negli ultimi cinque mesi.

Nonostante le probabilità di nuove misure di stimolo da parte della Bce aumentino di giorno in giorno, oggi il vice presidente dell’Eurotower Vitor Constancio ha dichiarato che nel corso del primo trimestre potrebbe rendersi necessario acquistare titoli di Stato, negli ultimi tre mesi il cambio tra la moneta unica e la corona è salito del 4,6%. Incremento più che doppio per l’incrocio con il dollaro (+10,5% a 6,8266 nok) visto che sull’altra sponda dell’Atlantico si discute su quando iniziare il processo di normalizzazione del costo del denaro.

È probabile che domani la fronda capitanata dall’Arabia Saudita avrà la meglio impedendo un taglio dell’output (Riyad punta a salvaguardare le quote di mercato per difendersi dall’invasione del greggio estratto da fonti non convenzionali).

Secondo Mark McCormick, strategist per il mercato valutario del Crédit Agricole, l’Organizzazione dei Paesi esportatori potrebbe anche decidere di ridurre la produzione di 400-500 mila unità. Si tratta di una mossa che “spingerebbe i prezzi nella parte bassa di quota 80 dollari mentre un taglio maggiore (proposto dall’Iran) porterebbe i prezzi sopra la soglia dei 90 dollari”.