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I manager dell’energy statunitense vedono il 2007 con incertezza

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L’incertezza dei prezzi di gas naturale e petrolio nel prossimo futuro è la maggiore preoccupazione per i manager delle imprese  statunitensi attive nel settore energetico. Lo ha rilevato il quinto sondaggio “Upstream U.S. Energy companies” condotto da Grant Thornton dal dicembre 2006 a metà gennaio 2007 presso oltre 80 società operanti nei comparti del gas, del petrolio e dei servizi.


Secondo il 41% degli intervistati il prezzo medio del gas naturale nell’anno in corso dovrebbe superare gli 8,43 dollari per Mcf (unità di misura pari a 1000 piedi cubici) per giustificare incrementi nell’attività produttiva superiori al 20% mentre oltre la metà del campione partecipante all’indagine ritiene che la produzione dovrebbe essere tagliata con prezzi più bassi di 5 dollari. E la bilancia sembra propendere per quest’ultima ipotesi visto che solo il 10% dei top manager dell’industria ritiene si aspetta un prezzo del gas naturale tale da supportare un incremento nelle perforazioni per l’estrazione della commodity.

Il quadro non è molto differente per il petrolio. Considerando i prezzi del West Texas Intermediate (il Wti scambiato al Nymex di New York) ben il 93% dei rispondenti ritiene che solo oltre i 60 dollari al barile sarebbero giustificati incrementi dell’attività estrattiva nel 2007 mentre il 60% pone come soglia limite per un taglio della produzione i 40 dollari al barile. Anche in questo caso però, la percentuale di chi attende prezzi del barile di petrolio sufficientemente elevati da giustificare incrementi produttivi si mantiene molto bassa. Il 6% pensa che i prezzi del Wti saranno sufficienti per giustificare un aumento di capacità produttiva di oltre il 20%.


Il sondaggio mette anche in evidenza un riequilibrio delle ricerche esplorative a favore del petrolio rispetto al gas naturale, preferito negli anni passati. Il 51% delle aziende sembra infatti preferire un bilanciamento tra le due commodity contro un 32% di rispondenti ancora sbilanciato verso il gas naturale e un 15% chepreferisce concentrarsi sul petrolio. E per portare avanti queste attvità è necessario naturalmente incrementare gli investimenti. Alla domanda sui piani di spesa capitale per il 2007 gli intervistati hanno risposto diversamente con riferimento agli investimenti da effettuarsi all’estero o negli Stati Uniti. Nel primo caso oltre l’82% ha dichiarato di non essere intenzionato ad aumentare la spesa nel 2007 rispetto al 2006.Le spese per investimenti negli Usa aumenteranno meno del 20% rispetto allo scorso anno per il 35% dei rispondenti e più del 20% per il 30% mentre il 20% non è intenzionato a cambiare la quota di investimento dedicata al proprio Paese e un 15% prevede di ridurla.


Il sondaggio di Grant Thornton ha inoltre messo in luce le attese per un incremento nelle attività di fusione e acquisizione nonché di ristrutturazione nel corso dell’anno e l’intenzione di aumentare il numero di occupati. Quest’ultima prospettiva si scontra però con una ribadita carenza di professionisti qualificati, in particolar modo geologi e ingegneri. Rilevanti investimenti saranno infine dedicati ad attività di riqualificazione ambientale o ricerche sull’ambiente, in linea con le nuove politiche di protezione ambientale che si stanno imponendo all’attenzione generale sia a livello globale che per quanto riguarda gli Stati Uniti d’America.