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Malverti: i trading system, la strada migliore per operare e testare strategie

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Enrico Malverti è Trader ed analista quantitativo, progetta sistemi di trading e di gestione del rischio automatizzati per clienti istituzionali su azioni, valute e futures. Fornisce trading system a due linee di gestione di fondi e svolge attività di consulenza indipendente in materia di investimenti in strumenti finanziari per Cofin Sim.

Domanda: Dottor Malverti, lei è stato presente come relatore a quasi tutte le edizioni dell’Italian Trading Forum. Come è cambiato l’approccio del pubblico a queste manifestazioni e al mondo del trading in generale?
Risposta: in questi anni il mondo del trading on line è cambiato profondamente. Io credo che chi si affacciava al trading on line nei primi anni 2000, eccitato da performance strabilianti dei campionati denaro reale d’Oltre Oceano e di casa nostra, lo facesse con la speranza di poter arricchirsi velocemente con la borsa senza lavorare. Ora le aspettative sono diventate più realistiche per cui chi si avvicina a questo mondo lo fa con la consapevolezza che fare il trader non è una scorciatoia per raggiungere la ricchezza velocemente e senza fatica, ma per avere successo nel trading occorre studio, sacrificio e bisogna investire denaro in formazione e software come in qualunque attività imprenditoriale che si rispetti.

D.: Questa edizione capita in una fase molto negativa di borsa. Come pensa reagirà il pubblico?
R.: questa edizione capita in un momento di particolare disaffezione del pubblico dagli investimenti in borsa e quindi sarà interessante verificare l’entità delle presenze. Io mi aspetto una sostanziale tenuta, forse addirittura una crescita dell’affluenza, perché se è vero che gli investimenti azionari attraversano una fase orso esistono tanti altre opportunità di investimento e guadagno di cui si parlerà a lungo all’ITF, basti pensare alle commodities, alle valute, agli etf short ecc… Quindi i motivi di interesse sono tanti sia per il trader, sia per l’investitore.

D.: Lei è uno dei più noti trader italiani, uno dei primi a fare dei trading system un cavallo di battaglia. Si tratta di un modo di fare trading di nicchia, riservato a pochi o pensa che possa diventare alla portata di tutti?
R.: fino a un paio di anni fa i trading system avevano poco seguito in Italia mentre da tempo sono la regola all’estero. Poco alla volta i trader si sono accorti che invece è il modo migliore per fare del trading una attività profittevole e duratura nel tempo. Molti trader di successo sono passati dallo scalping ai trading system o hanno affiancato i trading system alla propria attività di trading discrezionale, sia perché si riduce notevolmente lo stress, sia perché si ha il vantaggio di testare le singole strategie e di poter scegliere dei piani di money management col supporto di statistiche storiche. Esistono ancora delle resistenze in ambito istituzionale da parte di banche e Sim che nel nostro Paese non brillano certo per innovazione, si fa poca formazione su questi temi, ma penso che poco alla volta il numero di trader che utilizzerà i trading system aumenterà sempre più anche tra i trader part time.
Tra l’altro ho recentemente lanciato il mio sito internet www.enricomalverti.com in cui si trova molto materiale su come progettare indicatori e trading system.

D.: più in generale, al di là delle tecniche di trading, qual è il consiglio che lei darebbe soprattutto ai trader neofiti, rispetto ai trend e ai cicli negativi? Perché l’informazione finanziaria è sempre molto “estremistica”, e nelle fasi di ribasso tende a dipingere la realtà sempre in modo catastrofico, e in questo modo influenza il pensiero di tutti.
R.: la prima impressione è che anche in questo ribasso, così come accadde nel 2000, molti trader ed investitori, nonostante sia aumentata la preparazione e la cultura finanziaria si siano fatti cogliere impreparati. Gli errori ricorrenti sono sempre gli stessi: ignorare gli stop loss e fare media senza avere un preciso piano di money management. Alla base di questi errori c’è la paura di monetizzare una perdita e  di riconoscere di aver sbagliato. Il messaggio che vorrei trasmettere a chiunque si avvicina alla speculazione di borsa è che ogni fase di mercato ha le sue occasioni e si può guadagnare anche nelle fasi di ribasso del mercato azionario ma non bisogna ostinarsi a voler guardare al mercato solo in una direzione. Questa è una deviazione che deriva anche dai consigli di molti operatori in conflitto di interessi che per anni ci hanno ripetuto che se il mercato scende è sempre una opportunità di investimento, basta mediare in perdita…In realtà non è così semplice. Per quanto riguarda l’informazione finanziaria è normale che dipinga la realtà sempre a tinte forti per cercare il titolo ad effetto ma il problema maggiore è che l’informazione per il mass market è sempre tardiva…Ricordo il titolo di uno dei principali settimanali che non più di 9 mesi fa titolò “E’ l’ora del toro”, dopo 4 anni di crescita ininterrotta. Mai titolo fu più inappropriato…

D.: il risparmiatore e l’investitore privato non specializzati e tecnici come i trader professionisti hanno alcuni strumenti per orientarsi:
o    l’informazione che ci tiene aggiornati con i dati di breve,
o    la formazione che insieme con l’esperienza crea la competenza,
e, aggiungo io, la consapevolezza, che consente di utilizzare nel modo giusto le prime due.
Lei cosa pensa al riguardo?
R.: io non opero sulle notizie ma i miei trading system guardano solo ai prezzi che scontano tutto. Credo che occorra scremare tutte le informazioni che vengono offerte ai trader. Gli unici dati di interesse per un certo tipo di operatività o per lo stock picking sono i dati di bilancio e i dati macro. Tutto il resto andrebbe completamente ignorato a partire dai target price delle banche d’affari che servono solo a disorientare l’investitore e fanno solo il gioco delle mani forti. 
La formazione invece è un aspetto molto importante che spesso viene trascurato, occorre sempre essere aggiornati come in qualunque attività professionale anche se il problema maggiore è riconoscere la formazione di qualità che spesso latita perché chi fa del trading una professione ha poco tempo da dedicare all’insegnamento.

D.: Qual è stato il suo cammino professionale? Come è arrivato a fare il trader professionista?
R.: Il trading è diventata la mia professione quasi per caso, nel 2002 avevo appena rimesso il mandato di promotore finanziario perché la banca che mi aveva arruolato mi proponeva budget su prodotti finanziari scandalosi che mi ero rifiutato di collocare, quando vinsi l’ormai defunto campionato di trading system. Da lì il trading e successivamente la consulenza istituzionale è diventata una professione a tempo pieno. 

D.: Quale time frame predilige nella sua operatività? E quali strumenti finanziari?
R.: In ambito intraday opero esclusivamente sui principali future di CME, Eurex e IDEM. Le mie strategie abbracciano time frame che vanno dal 5 minuti alle barre orarie. La maggior parte delle mie strategie opera sul 60 minuti. Sulle azioni opero per di più su finestre temporali multiday privilegiando l’operatività long. Per la parte di investing non disdegno l’operatività in bond, obbligazioni convertibili ed etf.

D.: la sua è una attività impegnativa e stressante. Riesce a trovare il tempo per hobby e tempo libero? Ce ne parla?
R.: Dopo tanti anni grazie soprattutto al trading automatico paradossalmente ho ricondotto il trading ad una attività

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