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Malnati, GlobalOpportunity: Purghe politiche in Cina? Solo un’invenzione della stampa

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“Ciarpame”. Questo è ciò che pensa Roberto Malnati, gestore di un fondo sull’Asia di GlobalOpportunity, facendo sua l’opinione espressa sul sito Linkiesta da Saro Capozzoli, imprenditore italiano impiantato a Shanghai, sul modo con cui i media raccontano la deposizione e l’arresto di Bo Xilai, sindaco della città cinese di Chongqing a sudest della Cina. Secondo quanto riportato dai principali siti internazionali – tra cui quello del Financial Times e del Wall Street Journal – questo episodio potrebbe essere la punta dell’iceberg di una “purga” in atto da parte del governo cinese, per scardinare un tentativo di golpe da parte di una fazione del partito comunista. Ma gli operatori dell’economia e della finanza che con la Cina operano quotidianamente per affari non accettano questa interpretazione, frutto – secondo loro – della paura dell’Occidente per il colosso emergente, che porta quasi ad augurarsene la caduta.

Bo Xilai: nemico epurato o corrotto punito?

Sperando che nessuno si auguri seriamente il collasso economico della Cina – che trascinerebbe in un abisso senza fondo buona parte dell’economia globale – riportiamo brevemente le vicende politiche in questione.
Lo scorso febbraio Wang Lijun chiede asilo politico al consolato statunitense di Chengdu. Wank è il capo della polizia di Chongqing, uno dei poliziotti più temuti della città, ed è alle dipendenze del sindaco Bo Xilai; ma stavolta, dice, teme per la sua vita, perché ha intenzione di denunciare alle autorità alcuni fatti illeciti riguardanti la famiglia del suo capo, emersi durante un’inchiesta. Dopo circa un mese – il 15 marzo scorso – Bo Xilai viene deposto dal suo incarico e – stando a quanto riportato dal Financial Times e dall’Epoch Times, sito internet in cinese e inglese ispirato ad un movimento dissidente col regime – messo agli arresti domiciliari.

Bo Xilai era uno dei possibili candidati alla guida del Partito Comunista al timone della Repubblica Popolare Cinese, in vista delle elezioni del prossimo autunno. Figlio di un ex-nemico dello Stato, poi riabilitato dal governo cinese, ha percorso negli anni una brillante carriera politica, soprattutto sotto l’ex capo del Partito Comunista Jiang Zemin. Carriera minata però dalla sua arroganza e dai suoi metodi spicci che ne hanno fatto un uomo pericoloso per il governo, e che hanno reso necessario renderlo inoffensivo.

Zhou Yongkang: il presunto golpista

Secondo i blogger cinesi – i cui interventi, autentici o meno, sono stati ripresi dalla stampa – la stessa sorte di Bo potrebbe essere toccata anche al capo della difesa cinese, il superpoliziotto Zhou Yongkang. Ad avvalorare questa tesi il fatto che per il 21 marzo sia stata indetta una chiamata generale di tutti gli organismi di governo locale e nazionale – una sorta di “esercitazione” – ma che nell’annuncio non comparisse il nome di Zhou, di solito responsabile di questo tipo di eventi. Fonti vicine alla sicurezza cinese avrebbero inoltre fatto trapelare che a Zhou è stato chiesto di non comparire più in pubblico, anche se non se ne conosce il motivo. Zhou è stato compagno di partito di Bo ai tempi di Jiang Zemin; tanto è bastato a lanciare l’ipotesi di un suo arresto dopo un tentato golpe da lui capeggiato, che potrebbe aver avuto luogo in sordina, negli edifici governativi, nella notte tra il 19 e il 20 marzo.

Malnati: nessun golpe, solo normale politica

“L’ipotesi di un presunto golpe non ha avuto nessuna conferma, né alcun riflesso sui mercati finanziari” dice a Finanza.com Roberto Malnati di GlobalOpportunity.  ” La stampa non è attendibile perché non ragiona con la mentalità cinese, bensì con quella occidentale. E il sito dell’Epoch Times è solo l’espressione di un movimento fazioso, che riporta foto e interventi che in qualche caso si sono rivelati dei falsi”. La tanto demonizzata censura cinese, continua Malnati, non è poi così insuperabile: “I miei contatti sul posto”, dice, “mi terrebbero informato, se qualcosa stesse succedendo davvero”.
Con i clienti del suo fondo sull’Asia, spaventati dalle possibili implicazioni economiche di un golpe all’ombra della Grande Muraglia, Malnati minimizza: “Nessun colpo di Stato in atto, solo le normali dinamiche di transizione di potere, che implicano sempre la presenza di vincenti e di perdenti”.

2012, per la Cina l’anno del sorpasso sugli Usa

Al contrario, sostiene il gestore citando un report di Daiwa Capital Markets,  il 2012 sarà l’anno del grande cambiamento dell’economia cinese. “Il mutamento è già avvenuto”, precisa Malnati, “quando si è passati dall’economia maoista all'”arricchirsi glorioso”. Ora l’obbiettivo cinese è quello di sorpassare gli Stati Uniti per diventare la più grande economia mondiale. Ecco perché la prossima guida del Partito proverrà probabilmente dal mondo dell’imprenditoria. Ecco perché la Cina ha ridotto i propri target di crescita, per renderli più sostenibili. Ecco perché si prepara una profonda riforma del sistema finanziario cinese in senso occidentale, iniziata con il riacquisto di tutti gli asset finanziari che fino a qualche tempo fa erano in mani straniere, per lo più americane”.

La Cina che spaventa

La Cina si prepara dunque a sfidare l’Occidente con le sue stesse armi. Una prospettiva che è più che favorevole a chi intende investire nel gigante asiatico, ma che, secondo Malnati, non a tutti va giù.
“Molti temono l’ascesa cinese, e si impegnano per descrivere Pechino come un regime in crisi, inventando fantomatici golpe o bolle finanziarie pronte ad esplodere. Ma la Cina non cadrà”, dice convinto il gestore. “Quindi ci conviene cercare di capirla, studiarla, farci affari, piuttosto che osteggiarla. Rischiamo altrimenti di restare indietro quando la Cina sarà la prima potenza mondiale”.