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Malacalza ha fretta: Banca Carige in utile già nel 2018 dopo maxi aumento e conversione bond subordinati

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Paolo Fiorentino, alla giuda di Banca Carige dallo scorso giugno, non ha avuto molto tempo per ambientarsi. L’imminente ricapitalizzazione e il fiato sul collo di Vittorio Malacalza per un veloce ritorno all’utile (che manca dal 2012) ha spinto il manager a predisporre un piano aggressivo con l’utile già il prossimo anno e misure più dure per accelerare la riduzione dei costi.

Le indiscrezioni stampa odierne parlano di un rafforzamento patrimoniale da 1 miliardo complessivo. Accanto all’aumento di capitale e alle dismissioni di asset, rimarca La Stampa, ci sarà una massiccia conversione di bond in azioni. La conversione riguarderà 4 emissioni per un totale di 510 milioni di euro nominali. L’operazione coinvolgerà solo gli investitori istituzionali. L’assemblea per approvare l’aumento è prevista il 28 settembre.

Il nuovo piano industriale di Banca Carige 2017-2020, che verrà presentato in mattinata in Borsa Italiana,  prevede che i livelli target Bce saranno soddisfatti integralmente già a fine 2017. Il piano, che verrà presentato nella mattinata di oggi, conferma l’intenzione di concludere quest’anno il rafforzamento patrimoniale, attraverso un aumento di capitale, cessione asset e ottimizzazione del passivo. Il piano punta inoltre su una gestione attiva dei crediti deteriorati, con abbattimento dei volumi e innalzamento dei coverage in linea con le best practice.
Il nuovo modello di business prevede la rivisitazione del modello di business, che punta a fare di Carige la banca di riferimento per famiglie, small business e pmi nei territori di riferimento, con ampliamento dell’offerta di prodotti secondo una logica di architettura aperta. Previsto il ritorno all’utile nel 2018.

 

Più tagli con 100 filiali in meno ed esuberi per 500 unità

L’utile netto 2018 è visto, secondo i numeri riportati da Il Messaggero, a 35 milioni di euro con CET 1 in area 14% rispetto all’11,41% attuale. L’istituto guidato da Paolo Fiorentino punta nei prossimi tre anni a una vera e propria “cura da cavallo” con la chiusra di 100 filiali rispetto alle 85 previste inizialmente. Il taglio dei costi avverrà anche con esuberi per circa 500 unità, che saranno discussi settimana prossima con le organizzazioni sindacali.