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Madrid supera il nuovo test dell’asta, ma per gli analisti è presto per abbassare la guardia

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E’ ancora alta la guardia sulla frontiera spagnola. Madrid ha collocato questa mattina con successo titoli di Stato a 12 e 18 mesi per un totale di 5,54 miliardi di euro, riuscendo a strappare rendimenti più bassi. È la prima volta da ottobre, ossia dai tempi del salvataggio dell’Irlanda, che per i titoli di Madrid si registra un calo dei tassi. Per la tranche a 12 mesi sono stati piazzati bond per 4,5 miliardi con un rendimento medio del 2,947% contro il 3,449% della precedente asta di dicembre. La domanda ha superato di 2,15 volte l’offerta contro 2,23 volte dell’asta di dicembre. Per la tranche a 18 mesi sono stati emessi bond per 1,0377 miliardi con un tasso medio del 3,367% contro il 3,721% dell’asta di dicembre. Anche in questo caso la domanda ha superato l’offerta di 4,11 volte (4,54 precedente).


Niente illusioni. Nonostante il calo degli interessi in quest’asta, la Spagna paga 3,5 volte di più rispetto ad un anno fa. Un esempio? Il 14 gennaio 2010 il Tesoro collocò 4,5 miliardi di euro in Letras a 12 mesi con un rendimento dello 0,83%. Dallo scorso giovedì la Spagna ha raccolto sul mercato 14,5 miliardi di euro, ma è ben poca cosa su un totale di 47,2 miliardi di emissioni previste per il 2011. E secondo il tam tam di Borsa sarà molto fitto il calendario da qui a giugno: l’obiettivo è quello di evitare di ritrovarsi nella seconda parte dell’anno con grandi stock di bond ancora da piazzare, a condizioni non troppo favorevoli.

Molti osservatori sono dell’idea che potremmo assistere ad un vero e proprio ingorgo nei prossimi tre-quattro mesi, soprattutto se i mercati azionari continueranno a stabilizzarsi dopo l’ultima ondata di tensioni vista a dicembre. Ma al di là della parentesi che ha regalato l’asta, è impossibile essere tranquilli all’ombra di Palacio Real. La situazione del sistema finanziario iberico resta esplosiva. Basta guardare un unica voce per fotografare la fase che stiamo vivendo. La morosità registrata da banche, casse di risparmio, cooperative e istituti finanziari è cresciuta in Spagna per il secondo mese consecutivo dopo lo stop di settembre ed ha raggiunto il 5,68% dei crediti a novembre. Si tratta del tasso più alto dal 1996, secondo quanto riferito dalla Banca di Spagna che ha pubblicato oggi i dati provvisori del mese.


L’aumento di novembre aggiunge un 0,02% al dato del mese precedente, ma è in forte rialzo su base annua: a novembre 2009 i crediti in sofferenza erano il 5,04% del totale, mentre nel 2010 si sono registrati cali della morosità solo a marzo a luglio e a settembre. In totale i possibili crediti tossici in possesso degli istituti ammontano a 104,7 miliardi di euro, su un totale di 1.840 miliardi di prestiti concessi in Spagna, quasi il doppio del Pil nazionale. Gli istituti finanziari sono i più colpiti dalle sofferenze (10,3%), e per il secondo mese consecutivo le banche registrano una morosità (5,81%) più elevata delle casse di risparmio (5,53%).


Secondo Ignacio Ulargui, chief analyst del Bbva, il 2011 sarà l’anno della verità per la Spagna e le sue banche. “La voce net interest income continuerà a riflettere la competizione per i depositi, almeno fino al primo semestre 2011, e anche gli altri costi di finanziamento. Mentre gli accantonamenti scenderanno leggermente nel corso di quest’anno di circa il 7% per le banche domestiche, ma questo non le salverà: nonostante tutto non verrà compensato il calo a livello di top line”, prevede l’esperto del primario istituto iberico, che ha per questo motivo ridotto del 23% le stime di utile netto.


Come osserva Antonio Garcia Pascual di Barclays Capital “la ristrutturazione e la ricapitalizzazione del settore delle banche di risparmio è probabilmente il più importante e pressante impegno per il governo spagnolo in questo momento”. “Siamo dell’idea che se per questa vicenda sarà trovata una soluzione, i mercati riceveranno un regalo davvero importante per poter reagire alla crisi”. Secondo l’esperto le casse di risparmio spagnole avranno bisogno di qualcosa come 46 miliardi di euro in uno scenario base che potrebbero salire a quota 92 miliardi in uno scenario di stress. A questi numeri, aggiunge, dovrebbero essere aggiunti addizionali 32-78 miliardi di euro citati dalla stampa.
 
“Il processo di consolidamento è in divenire e a nostro avviso accelererà nei prossimi mesi. Da 45 cajas prima della crisi, sono diventate 17 ed è molto probabile che il numero delle casse di risparmio scenda sotto quota 10”, conclude Pascual. Considerando inoltre che la Spagna dovrà rifinanziare quest’anno qualcosa come 150 miliardi di euro, di cui la metà in capo alle banche, c’è ne abbastanza per capire che la situazione è davvero esplosiva. “Restiamo molti prudenti sulle banche spagnole”, segnalano anche Matteo Ramenghi e Ignacio Sanz di Ubs in un report che porta la data del 14 gennaio. Il motivo? “La contrazione del margine di interesse e la qualità dei rischi non sono ancora riflessi nelle attività domestiche degli istituti iberici”, avvertono i due esperti della banca svizzera, convinti che le sfide strutturali diventeranno più evidenti nei risultati del quarto trimestre del 2010.