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Madrid si smarca dai guai di Atene. Giù i rendimenti. Il problema è il debito sommerso

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La Spagna si smarca dai guai che impolverano l’Acropoli. Lo fa con un’asta che vede scendere i rendimenti. Il Tesoro spagnolo ha piazzato bond per 4,2727 miliardi di euro con scadenza a 12 mesi, offrendo un interesse del 2,546%, in calo dal 2,770% dell’ultima asta, e ha collocato anche titoli per 1,2014 miliardi di euro con scadenza a 18 mesi. Anche in questo caso il rendimento è sceso: si è attestato al 3,095% in calo dal 3,364% dell’asta precedente. Mentre la domanda  ha coperto abbondantemente l’offerta compresa fra i 4,5 e i 5,5 miliardi di euro. Fra due giorni a Madrid si replica: giovedì 19 maggio il Tesoro metterà in vendita obbligazioni a 10 e a 30 anni, con l’obiettivo di collocare titoli fra i 3 e i 4 miliardi di euro. Per gli esperti che parlano di asta positiva al risultato ha contribuito il sentiment positivo. “L’accordo sugli aiuti per il Portogallo e il fatto che in merito alla Grecia si inizi a parlare di ristrutturazione sono notizie che il mercato apprezza”, spiega Carmela Pace di Mps Finance, precisando che un accordo per Atene probabilmente non arriverà prima di giugno, ma i passi avanti fatti ad oggi sono comunque da valutare positivamente.


Avanza a grandi passi sui mercati l’ipotesi di una riprogrammazione del debito greco, magari facendo slittare le scadenze sul fronte dei titoli pubblici. L’argomento sul tavolo dell’Eurogruppo riunito ieri pomeriggio a Lussemburg approda oggi all’Ecofin. Nei giorni scorsi era stato il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, a ventilare l’ipotesi di una estensione della scadenza dei titoli di Stato greci, ma solo a condizione di un coinvolgimento degli investitori privati. Col passare delle ore questo ragionamento non sembra più essere solo una semplice voce. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, lo ha detto espressamente: non escludere un reprofiling del debito non significa che l’Eurogruppo abbia già preso una decisione in questo senso. I ministri hanno deciso di prendere tempo, vedere quali sono gli impegni precisi che la Grecia può assumere soprattutto sulle privatizzazioni, su quali meccanismi possono essere messi in piedi per garantire gli stati che si accingono a un nuovo prestito. E’ ormai palese che per scongiurare un default, il governo Papandreou ha bisogno di negoziare al più presto un nuovo piano di aiuti insieme a misure per evitare la temuta ristrutturazione del debito come una dilazione delle scadenze e riduzione dei tassi di interesse. Atene potrebbe ricevere altri 20-30 miliardi di euro in cambio di altri sacrifici fiscali e di una accelerazione del programma di privatizzazioni.

Prima di arrivare a quel punto, cioè alla decisione di un reprofiling l’Eurogruppo verificherà le misure economiche supplementari per ridurre il deficit pubblico e il debito. In ogni caso, aprendo la porta alla eventualità di un riscadenziamento del debito, Juncker ha detto che una ristrutturazione soft del debito greco potrebbe essere possibile. “La crisi greca è incomparabilmente più difficile da risolvere delle altre due, quella portoghese e irlandese, ndr”, ha ammesso il ministro delle Finanze lussemburghese, che è tornato a sollecitare ad Atene un’accelerazione del piano di privatizzazioni. “Io sono fortemente contrario ad una ristrutturazione su vasta scala del debito greco”, ha poi chiarito. Comunque vada “ol capitolo sarà chiuso alla riunione dei ministri delle Finanze dell’eurozona a giugno”, ha assicurato il presidente dell’Eurogruppo.

 

Biagio Lapolla di Royal Bank of Scotland osserva che le notizie di ieri sera hanno dato un contributo positivo all’asta spagnola di oggi. “E’ presto per poter fare un’analisti accurata”, avverte però lo strategist. “Il mercato ha difficoltà a muoversi sulla base delle voci solo politiche, ha bisogno di liquidità e valuterà positivamente l’impegno dei policymakers a fornire supporto necessario ai Paesi in difficoltà. Finché dalle parole non si passerà ai fatti si navigherà a vista. E’ essenziale la concretizzazione di qualcosa di concreto, al di là delle dichiarazioni di aiuto”, argomenta l’esperto, precisando che “la Spagna ha una correlazione limitata con il resto della Periferia d’Europa in quanto ha iniziato ad avviare un programma di consolidamento fiscale più credibile rispetto ad altri Paesi”. “Nel breve la Penisola iberica può contare su questo vantaggio, che le garantisce credibilità. Nel lungo termine – segnala Lapolla – la situazione è più complicata: il mercato vorrà verificare lo status quo del piano e i risultati”.

 

Non è un mistero che sotto il cielo di Madrid la spia rossa è accesa. Le amministrazioni regionali e locali spagnole hanno un debito sommerso, nascosto, non incluso nella contabilità pubblica, pari a circa 26,4 miliardi di euro, segnala una ricerca di Freemarket Corporate Intelligence, riportata dal Financial Times. “È evidente che i conti di alcune, se non molte, regioni non riflettono la verità”, si legge nel rapporto della società di consulenza guidata da Lorenzo Bernaldo de Quirosm, un economista critico verso la struttura decentralizzata del sistema spagnolo.”È altrettanto chiaro che le nuove amministrazioni, se ci sarà un cambiamento del partito al potere, non si faranno carico del debito ereditato senza chiarire i dettagli”, si legge ancora nel testo riferendosi alle elezioni del 22 maggio. In base agli ultimi dati della Banca centrale spagnola, calcolati secondo le linee-guida Ue, il debito delle 17 regioni autonome è quasi raddoppiato rispetto al 2008, toccando quota 115 miliardi di euro, mentre a livello di amministrazioni municipali e provinciali l’indebitamento è salito a 35 miliardi. Il debito del governo centrale è di 488 mld di euro. “Tuttavia, sostiene Feemarket, non è stato incluso nel perimetro della contabilità pubblica il pesante passivo delle aziende che fanno capo alle amministrazioni locali e di molti altri gruppi. “Ci sono circa 5.200 entità regionali e locali il cui indebitamento non è stato incluso nei conti ufficiali, per un valore di circa 26,4 miliardi di euro”. Numeri che non sono certo un pugno di noccioline.