M. Hewson: nonostante le divisioni sulle strategie da adottare, la situazione di Uk e Usa è diversa

Inviato da Luca Fiore il Gio, 30/09/2010 - 12:10
Sul valutario i temi dominanti sono ancora una volta il nuovo round di quantitative easing statunitense e la tenuta dei conti pubblici delle economie periferiche della Zona Euro.

Da un lato quindi le nuove divisioni emerse ieri in seno alla Banca centrale statunitense, con il n.1 della Fed di Boston, Rosengren, ed i presidenti delle sedi di Minneapolis e Philadelphia, Kocherlakota e Plosser, divisi sulle prossime strategie da adottare; il primo si è detto favorevole a nuove misure di allentamento quantitativo, mentre gli altri due hanno espresso scetticismo sui possibili effetti positivi del Quantitative Easing 2.

Si ripete quindi, come rileva Michael Hewson di CMC Markets nel suo Morning Comment, la stessa situazione alla quale stiamo già assistendo in Inghilterra, dove all'interno della Bank of England convivono le posizioni divergenti della colomba Posen e del falco Sentance. Hewson però sottolinea come le due situazioni siano profondamente diverse, a partire dall'andamento del tasso di inflazione, che nel Regno Unito è abbondantemente sopra i livelli di guardia.

Dall'altro lato le tensioni europee, che coinvolgono Irlanda e Club Med. Oggi la Banca centrale irlandese ha stabilito che nello scenario peggiore per salvare la Anglo Irish Bank saranno necessari 34 miliardi di euro. Di poco sotto quindi rispetto ai 35 miliardi pronosticati da Standard and Poor's. Una mossa necessaria che però contribuirà a far esplodere il rapporto deficit/Pil 2010 al 25%.

Correttamente pronosticato anche il downgrade di Moody's ai danni della Spagna, che perde la tripla A. La decisione arriva dopo quelle analoghe di S&P's e Fitch. L'outlook resta stabile.

Uno scenario quindi che finisce per penalizzare maggiormente il dollaro, che nel cross con l'euro si porta a 1,3656, lo 0,2% in più rispetto al dato precedente ed ai minimi da 5 mesi. Il biglietto verde continua a perdere terreno anche nei confronti dello yen, con lo usd/jpy a 83,280 (-0,5%). Il cross, come rileva Hewson, quota sotto 83,5 yen, soglia di intervento della Bank of Japan il 15 settembre.
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