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M. Hewson: attenzione alle resistenze irlandesi all’innalzamento del tax rate

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La Cina ferma il recupero dell’euro. Dopo aver toccato un massimo di seduta a 1,3731 in questo momento la moneta unica scambia a 1,3699, penalizzata, come del resto anche gli altri asset considerati più a rischio, listini finanziari e materie prime in primis, dalla mossa cinese di alzare di mezzo punto percentuale il coefficiente i riserva obbligatoria degli istituti di credito.

La misura, destinata a rallentare la concessione di prestiti, entrerà in vigore il 29 novembre e fa parte di un più ampio pacchetto di misure per frenare l’inflazione, che ad ottobre ha messo a segno il rialzo maggiore da più di due anni (+4,4%). Si tratta della terza manovra di questo tipo da settembre.

Nella prima parte la moneta unica aveva beneficiato dei segnali sostanzialmente positivi in arrivo dall’Irlanda, anche se come rileva Michael Hewson di Cmc Markets “non abbiamo garanzie che l’Irlanda accetti fondi freschi in cambio di interferenza nella propria politica fiscale”, e delle dichiarazioni del membro del Comitato esecutivo Bce José Manuel González-Páramo, che ha definito “non necessarie” nuove misure di sostegno confermando che la politica di ritiro degli interventi straordinari va avanti.

Attenzione alla risalita dello yen, che grazie alla sua caratteristica di bene-rifugio, in questo momento scambia a 114,22 contro euro ed a 83,350 nel cross con il dollaro.