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Il lusso spinge le borse europee, a Milano segno più per Telecom

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Seduta positiva per i listini europei nel primo dei due giorni di riunioni del board della Federal Reserve. Londra in questo momento segna un incremento di oltre un punto percentuale, il Dax sale dello 0,8% e a Parigi il Cac40 segna un +1,59%. Sul listino francese denaro sui titoli del lusso (+3,6% per Lvmh, +2,6% di Christian Dior) in scia delle vendite sopra le stime annunciate dalla svizzera Richemont (+7,22%).

SabMiller (+20,4%) ha confermato le indiscrezioni di stampa del Financial Times sull’interesse di Anheuser-Busch InBev (+8,8%). “Il consiglio di amministrazione di SabMiller – recita il comunicato – prende nota delle recenti speculazioni e conferma che Anheuser-Busch InBev intende proporre un’offerta per acquisire la società. Nessuna proposta è stata al momento ricevuta. Non ci può essere certezza – precisa la nota – sull’effettivo arrivo di un’offerta ne su quali saranno i termini della proposta”.

Tra i bancari parità per il titolo Royal Bank of Scotland che ha raggiunto un accordo con le autorità statunitensi per chiudere il contenzioso relativo titoli con sottostanti mutui ipotecari (Mbs, Mortgage-backed securities). L’istituto, accusato di aver rappresentato in maniera non veritiera il reale valore dei titoli, dovrà pagare circa 129,6 milioni di dollari.

A Milano il Ftse Mib segna un incremento dell’1,22% a 22.172,35 punti. Oltre alla buona intonazione del made in Italy (+3,2% per Ferragamo, +2,2% di Luxottica, +3,3% di Moncler), spicca il +2,4% di Telecom Italia dopo le indiscrezioni di Les Echos relative un presunto interesse di Vivendi a incrementare la quota detenuta. Bene anche i bancari (+1,02% di UniCredit, +1,3% di Intesa Sanpaolo).

Il dato finale relativo l’inflazione di Eurolandia ad agosto ha messo a segno un incremento dello 0,1%, in calo rispetto allo 0,2% del consenso e della stima flash. Revisione al ribasso anche per l’indice “core”, quello calcolato al netto delle componenti più volatili, passato dall’1 allo 0,9%.

Indicazioni negative quelle arrivate dall’Ocse. L’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica ha annunciato di aver ridotto dello 0,1% la view sulla crescita economica nell’anno corrente al 3% e dello 0,2% il dato relativo il 2016, che scende al 3,6%. Quest’anno e il prossimo la Zona Euro è vista in crescita dell’1,6 e dell’1,9 per cento (+0,1 e -0,2%) mentre gli Stati Uniti dopo il +2,4% del 2015 dovrebbero mettere a segno un +2,6% (+0,4 e -0,2%). In Asia, +0,6 e +1,2% per il Giappone e +6,7/+6,5% per la Cina (-0,1 e -0,2% in entrambi i casi).