La locomotiva cinese torna a correre. Entro il 2030 sarà nazione più ricca al mondo

Inviato da Marco Berton il Ven, 18/01/2013 - 08:49
L'economia cinese torna a crescere in maniera sostenuta. Nel quarto trimestre Pechino ha messo a segno una crescita del proprio prodotto interno lordo pari al 7,9% su base annua. Il dato superiore al +7,4% del trimestre precedente e al +7,6% del secondo trimestre 2012. La lettura pure superiore al +7,5% stimato dal governo centrale del Paese. Nell'intero 2012 la Cina ha registrato un miglioramento pari al 7,8%, dato che si raffronta al +9,3% registrato nel 2011. Gli analisti si attendevano nell'ultimo trimestre dell'anno una crescita prossima al 7,8%. 



Nonostante il rallentamento della congiuntura internazionale, quindi, il 2012 viene archiviato da Pechino con una crescita invidiabile. Il +7,8% rappresenta comunque il tasso di crescita del prodotto interno lordo cinese più basso dal 1999. Per sostenere la crescita dell'ex Celeste Impero, il neo premier del Paese, Li Keqiang, dovrà ora proseguire nella politica espansiva sostenendo l'economia reale. Tra le problematiche più impellenti, citano gli analisti, i rischi legati a possibili fiammate inflazionistiche e la stretta del credito del sistema bancario. 

Nella notte sono state diffuse anche altre importanti statistiche con confermano il buon stato di salute del Paese. La produzione industriale nel mese di dicembre ha registrato una crescita annualizzata pari al 10,3%, dato il linea con le stime degli analisti e superiore al +10,1% registrato a novembre. Bene anche le vendite al dettaglio che, sempre a dicembre sono cresciute del 15,2% su base tendenziale, dato ampiamente superiore al +14,9% stimato dagli esperti e al +14,9% registrato a novembre.

Secondo una ricerca di PricewaterhouseCooper, entro il 2030 la Cina sara' il Paese più ricco al mondo in termini di parità di potere d'acquisto. Secondo la ricerca gli Stati Uniti sono destinati a perdere la leadership ma si confermeranno comunque al secondo posto. Brutte notizie, invece, per i Paesi europei e in particolare per l'Italia che, sempre secondo tale studio, destinata ad un inevitabile declino. Il BelPaese perderà molte posizioni nella classifica mondiale venendo superato, cita lo studio, persino dalla Turchia. 
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