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Lo strano caso del dollaro debole, con i rendimenti Treasury in rialzo (BNY Mellon)

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Sell off su Treasury a dieci anni all’indomani della diffusione del Beige Book da parte della Fed

Negli Stati Uniti l’inflazione fa capolino. I segnali di ripartenza dei prezzi, messi in luce dal bollettino della Federal Reserve diffuso ieri (Beige Book), stanno contribuendo a spingere il rendimento del Treasury Bill a dieci anni oltre il livello “chiave” a 2,6%, che non si vedeva da marzo 2017.

 

Così Jon Day, global bond portfolio manager di Newton (BNY Mellon IM): “questo dato può apparire controintuitivo se confrontato con l’andamento del dollaro statunitense, poiché le valute tipicamente beneficiano di un rialzo delle aspettative sui tassi di interesse e sui rendimenti delle obbligazioni. Il caso del dollaro sembra dunque dovuto principalmente al fatto che le altre valute stanno recuperando terreno: la Federal Reserve ha rilasciato dichiarazioni aggressive sin dal 2013, mentre per le altre Banche Centrali sviluppate il trend è più recente”.

 

La Bank of England ha rialzato i tassi a novembre, la BCE porrà probabilmente fine al programma di QE entro il 2018, e persino la prossima mossa della Bank of Japan potrebbe essere aggressiva; questo spiega – secondo Day – il rafforzamento delle altre valute rispetto al dollaro.

 

L’aumento dei rendimenti dei bond potrebbe causare un nuovo rallentamento dell’economia

Nel frattempo l’economia Usa continua a generare segnali positivi, mostrando livelli occupazionali prossimi al piano impiego. “La combinazione di dati robusti sull’economia e di acquisti titoli ancora rilevanti da parte delle Banche Centrali sta offrendo un forte sostegno agli attivi più esposti ai rischi – ha argomentato Day –  ma i rendimenti delle obbligazioni sono spinti al rialzo dalla caccia ai rendimenti degli investitori”.

 

Con la riforma fiscale di Trump arrivata a margine di uno dei cicli economici espansivi più longevi del Paese si potrebbe arrivare “ad un punto tale che i costi per ripagare il debito saranno nuovamente un problema. Quello sarà il momento in cui l’economia globale tornerà a rallentare, probabilmente in congiunzione con la decisione delle Banche Centrali di ridurre i piani di stimoli e possibilmente persino i loro bilanci”.

 

“In quel momento l’outlook per gli attivi più rischiosi sarà molto diverso da quello attuale – ma se ne riparlerà a fine 2018, o nel corso del 2019”.