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Lloyd’s, il colosso che ha tradito Londra parla di Brexit e del rischio attuale più grande sui mercati

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Negli ultimi giorni, in pieno clima Brexit, si è parlato molto del ‘tradimento’ di Lloyd’s, colosso assicurativo del Regno Unito, che ha aperto una sede europea a Bruxelles. John Nelson, presidente del gruppo storico, ha spiegato le ragioni in un’intervista al Corriere della Sera, parlando anche di rischi che incombono sui mercati. Intanto, ha voluto precisare: “Non lasciamo Londra. Apriamo una nuova base a Bruxelles, che perciò avrà diritto europeo. È una scelta per proteggere la nostra attività e i nostri clienti”.

Sul fatto che l’annuncio dell’apertura di una sede a Bruxelles sia arrivato proprio mercoledì, 29 marzo, giorno in cui la premier britannica Theresa May ha attivato formalmente l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona, Nelson assicura che si è trattato soltanto di “una coincidenza”. Il punto è che “avevamo dichiarato pubblicamente che avremmo rivelato la decisione insieme ai risultati finanziari del 2016, non sapevamo quale giorno la premier Theresa May avrebbe scelto per avviare la Brexit. Abbiamo deciso di aprire una sussidiaria europea subito dopo il risultato del referendum. Non potevamo aspettare la fine dei negoziati tra Londra e la Ue per vedere che cosa sarebbe accaduto ai diritti di passaporto. La soluzione giusta era una filiale in Ue per non operare nell’incertezza”.

In un’altra intervista rilasciata all’Evening Standard, Nelson aveva spiegato che Bruxelles era stata scelta per la presenza di solide autorità di regolamentazionedi talenti nel settore assicurativo e in quanto situata “proprio nel cuore” dell’Europa. La sede, aveva spiegato “avrà i suoi propri dirigenti e i propri vertici. (..) Noi speriamo che con essa aumenteremo la penetrazione in Europa”.

In ogni caso il dirigente ha voluto anche mettere in evidenza il ruolo cruciale che la City continuerà a detenere. E nell’intervista al Corriere della Sera, conferma:

“Penso che Londra resterà un centro finanziario molto importante e il nostro quartier generale. Nel lungo periodo la domanda fondamentale è dove la gente sceglierà di investire se la Gran Bretagna è fuori dall’Unione europea. È ancora troppo presto per saperlo. Nel caso dei Lloyd’s solo l’11% del nostro business è fatto in Europa. Il nostro principale mercato sono gli Usa: vale il 40% del nostro fatturato e abbiamo una quota del 24%”.

E sul più grande rischio all’orizzonte, risponde convinto: “I mercati. I tassi di interesse sono troppo bassi”.