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Lisbona resiste ai falchi tiratori della speculazione. Asta riuscita, il vero test è dal 6 aprile

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Resistere ancora tre mesi alla pressione dei mercati, evitando sul filo del rasoio un salvataggio targato Ue-Fmi fino alla formazione del nuovo governo che uscirà dalle urne delle elezioni anticipate del 5 giugno. È questo l’obiettivo del piccolo Portogallo, da una settimana senza più governo e sotto il fuoco delle agenzie di rating e della speculazione, che scommettono su un suo ricorso all’aiuto esterno. In piena crisi politica e monetaria, con gli interessi sul debito a massimi storici, sottoposto a tagli ripetuti del rating, costretto a rivedere al rialzo il deficit 2010, Lisbona resiste. Lo fa in maniera stoica. Gettando il guanto di sfida a chi soffia forte sul fuoco della speculazione. Lo fa ripresentadosi al mercato con un’asta straordinaria per soddisfare domande specifiche, come annunciato in maniera sibillina Lisbona, magari sfruttando l’aiuto promesso l’altro ieri dal Brasile.


E per il momento la spunta. Il Tesoro portoghese ha collocato questa mattina titoli di Stato a un anno per 1,64 miliardi di euro, ma ad un prezzo salato. Il rendimento medio è salito al 5,793% dal 3,159% dell’analoga asta tenuta a luglio scorso. La domanda ha superato l’offerta di 1,4 volte contro le 2,3 volte dell’operazione precedente. Così sul secondario italiano la mattinata è all’insegna della tranquillità: mostra un lieve rialzo nel rispetto della correlazione inversa col Bund e sostenuto anche dalla buona performance delle borse. I trader indicano il permenere sul mercato della divaricazione fra i due differenti gruppi di periferici: Grecia, Portogallo e Irlanda da una parte e Italia e Spagna dall’altra.

Malgrado il balzo del rendimento, è andata bene l’asta portoghese segnalano i trader secondo cui mettendola a confronto con il precedente collocamento non indica molto cambiamenti da allora. “Nessuna sorpresa dall’asta di questa mattina. Si era capito che sarebbe andata bene. Il governo lusitano ha emesso più di quanto aveva targettato: 1,5 miliardi con uno yield inferiore di parecchio di quanto visto nell’asta precedente”, commenta Chiara Cremonesi, fixed income strategist di UniCredit Research. “Il bid to cover è stato più basso rispetto alla media, ma nel complesso non è andata male”, prosegue l’esperta, segnalando che il Portogallo ha adesso nelle sue casse 5,6 miliardi, quindi è in grado di onorare le redemption di aprile. Tirare il fiato però è impossibile. Da qui a giugno, per evitare la bancarotta, Lisbona dovrà trovare sui mercati 9,3 miliardi per finanziarsi.


Il premier socialista dimissionario da una settimana Josè Socrates e il capo dell’opposizione di centrodestra, il leader del Psd Pedro Passos Coelho, che i sondaggi vedono come suo probabile successore, faranno di tutto per evitare le forche caudine del Fmi. Il ministro delle Finanze, Fernando Teixeira dos Santos, l’ha detto chiaramente: il governo dimissionario non ha la legittimità per negoziare un salvataggio esterno mentre il Fmi ha confermato di non avere ricevuto alcuna richiesta di aiuto. Ma le scadenze incombono. E la partita ogni giorno di più diventa più difficile. “La scadenza di giugno sarà più difficile da affrontare per Lisbona. Per questo per gli investitori sarà essenziale monitorare la situazione del Portogallo giorno per giorno, asta dopo asta”, avverte la Cremonese.

 

A giugno arrivano altre redemptions. Secondo l’esperta di reddito fisso la richiesta degli aiuti all’Unione europea e al Fondo monetario internazionale potrebbe essere la prima pietra angolare che il nuovo governo potrebbe porre, anche perché il calendario in questo caso lo rende possibile, il Portogallo deve affrontare la prova del rifinanziamento il 15 giugno, le elezioni sono il 5 giugno. “Con l’asta di oggi il governo ha più spazio di manovra e sarà indicativo vedere come il mercato si comporterà già la prossima settimana con l’appuntamento dei T Bill portoghesi”. Il Portogallo terrà, infatti, aste di titoli di Stato il prossimo 6 e 20 aprile, 4 e 18 maggio e 1 e 15 giugno. Nell’asta del 6 aprile il Tesoro lusitano dovrebbe collocare titoli per un ammontare compreso tra i 750 milioni e un miliardo di euro. Nel secondo trimestre 2011 le aste di T Bill portoghesi potrebbero totalizzare 7 miliardi. Ma ieri la curva dei rendimenti lusitani non lasciava ben sperare con il tasso a tre anni che ha sfiorato il 10%, mentre il decennale si muoveva attorno all’8,5%.

 

“Anche il rendimento che vediamo oggi si adegua al sentiment emerso nei giorni scorsi”, commenta Angelo Drusiani di Albertini Syz. “Piazzare un bond a un anno al 5,793% è indubbiamento un costo per le finanze del Portogallo molto alto”, ammette l’esperto. “Il mercato cerca di posizionarsi su aspettative meno negative rispetto a ieri e quello che vediamo oggi potrebbe essere un momento temporaneo. Finché la situazione sulle banche del Portogallo non sarà chiara, questo potrebbe mettere il Paese sotto pressione, ma schiarite dovrebbero arrivare presto. Fino a quel momento però si dovrà vivere alla giornata”. Certo in questo momento tutto sembra giocare contro il Portogallo. Dopo il downgrading deciso negli ultimi giorni da Fitch e S&P, gli interessi sul debito a due anni sono schizzati a livelli insostenibili, superando ieri il 9%.

 

L’Istituto statistiche Ine ha ufficialmente rivisto al rialzo il deficit per il 2010, all’8,6% invece del 7,3% promesso dal governo, obbedendo alle modifiche contabili richieste in gennaio da Eurostat per tenere conto in particolare del salvatagggio della banca Bpn. Teixeira ha precisato che altrimenti sarebbe stato del 6,8%, al di sotto delle previsioni, e che l’obiettivo del 4,6% per il 2011 non cambia. Sarà anche, ma i franchi tiratori della speculazone sono in agguato e la fanno da padroni. Fra Lisbona e i mercati la partita è ad alta gradazione di incertezza, con un sapore da disfida fra Davide e Golia. E dalla prossima settimana sarà senza esclusioni di colpi.