1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Lisbona fa più paura di Dublino. Volano i tassi dei bond. Banche pronte a staccare la spina

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Sotto il cielo d’Europa c’è una mina che rischia di deflagrare. E’ il piccolo Portogallo. Resistere ancora tre mesi alla pressione dei mercati, evitando sul filo del rasoio un salvataggio targato Ue-Fmi fino alla formazione del nuovo governo che uscirà dalle urne delle elezioni anticipate del 5 giugno. È questo l’obiettivo di Lisbona, senza più un governo da due settimane e sotto il fuoco delle agenzie di rating e della speculazione. Ma tutto questo oggi ha il sapore amaro di un’impresa impossibile da realizzare. Questa mattina Moody’s ha ripreso in mano l’accetta: l’agenzia ha ribassato ancora, di una tacca, la nota di debito a lungo termine sul paese, portandola a Baa1 da A3, e ha messo anche il rating sotto osservazione. Altri possibili ulteriori declassamenti sono in agguato. E’ l’incertezza politica il motivo chiave che ha portato Moody’s a muovere sul Portogallo.

Il quadro politico e quello economico hanno fatto aumentare i dubbi sulla capacità del governo di essere in grado di raggiungere gli ambiziosi obiettivi di riduzione del disavanzo fissati nel programma aggiornato di stabilità e di crescita per il 2011-2014. E l’instabilità – sottolineano ancora all’agenzia – fa conseguentemente aumentare i rischi per i bond portoghesi. Guarda caso i rendimenti pagati dai titoli di stato quinquennali portoghesi volano oltre il 10%, superando i livelli dell’Irlanda prima del salvataggio. Continua a salire a nuovi record il premio di rendimento sui titoli decennali, con 542 centesimi in più rispetto al debito tedesco con stessa scadenza. Vicino al 10% anche il rendimento anche i buoni con scadenza a 3 anni (9,7%), mentre quelli a dieci si avvicinano ai massimi (8,83%). Neanche Dublino, quando lo scorso novembre si è chiuso l’accordo per il piano di salvataggio dell’Irlanda, pagava interessi cosi alti come accade oggi in Portogallo. I bond a 5 anni hanno fatto segnare il 10,007%.

Moody’s ha deciso di far scendere di un solo gradino il rating del Portogallo nella speranza che gli altri paesi dell’Eurozona possano intervenire a sostegno del paese anche prima che questo possa eventualmente far ricorso e ottenere aiuti dall’Efsf, il fondo salva-stati europeo. D’accordo su questa tesi sarebbero anche le maggiori banche del Portogallo decise a bloccare la sottoscrizione di titoli di Stato emessi da Lisbona per pochi mesi. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano finanziario Jornal de Negocios nel corso di una riunione di ieri con il governatore della Banca del Portogallo, gli istituti hanno caldeggiato l’opzione di una richiesta di un prestito a breve termine alla Commissione europea, stimato in 15 miliardi di euro, per far fronte alle scadenze previste entro giugno. Solo successivamente, con l’insediamento del nuovo governo dopo le elezioni del 5 giugno, il Portogallo potrebbe richiedere gli aiuti del fondo salva-Stati Efsf. Ipotesi che potrebbero non tradursi in realtà però.

Da Bruxelles che è in costante contatto con Lisbona per seguire da vicino gli sviluppi della crisi portoghese, fonti dell’esecutivo europeo affermano che se si arriverà ad una richiesta di aiuto da parte del Portogallo bisognerà valutare in che condizioni la domanda arriva e che mandato c’è dietro tale richiesta, visto i problemi politici legati al governo Socrates dimissionario. “Al momento non è chiaro se il governo tecnico portoghese può chiedere gli aiuti”, segnala Antonio Garcia Pascual, capo economista di Barclays Capital. “Con le elezioni fissate il 5 giugno pensiamo che trattative siano più probabili solo dopo la formazione del nuovo governo”, prosegue l’esperto, segnalando che ovviamente il fattore instabilità politica resta uno dei rischi maggiori del Portogallo. “Se dalle urne non dovesse formarsi una stabile maggioranza, potrebbe essere difficile per il governo mandare avanti il piano di consolidamento fiscale, dare corpo alle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno”. Il premier socialista dimissionario da una settimana Josè Socrates e il capo dell’opposizione di centrodestra, il leader del Psd, Pedro Passos Coelho, che i sondaggi vedono come suo probabile successore, faranno di tutto per evitare le forche caudine del Fmi e dell’Ue. Il ministro delle Finanze, Fernando Teixeira dos Santos, l’ha detto chiaramente: il governo dimissionario non ha la legittimità per negoziare un salvataggio esterno.

Nei corridoi della Commissione Ue non si nascondo le preoccupazioni per il Paese lusitano e per il rischio contagio della crisi dei debiti sovrani ad altri Stati, vedi alla voce Spagna. “Non è la Commissione Ue che deve chiedere un eventuale ricorso agli aiuti”, si ribadisce: “Le procedure sono chiare: un piano di aiuti e il meccanismo di stabilità non possono essere attivati senza una richiesta formale avanzata dal governo interessato”. Può in queste condizioni il governo Socrates invocare un piano di aiuti Ue-Fmi con l’attivazione dell’attuale Fondo salva-Stati? Impegnandosi su un piano di aggiustamento e su condizioni molto severi? Venerdì e sabato ci sarà a Budapest la riunione informale dell’Ecofin: “Un conto è parlare con un ministro nel pieno delle sue funzioni – si spiega nei corridoi della Commissione Ue – un conto è avere di fronte un ministro in carica solo per gli affari correnti, senza un mandato parlamentare chiaro”.
 
L’attesa è dunque per quello che il ministro Fernando Texeira Dos Santos dirà a Budapest. Ma il mercato non può aspettare. Da qui a giugno, per evitare la bancarotta, Lisbona dovrà trovare sui mercati 9,3 miliardi per finanziarsi. E tra ventiquattro ore si ricomincia con la giostra delle aste. Domani il Portogallo dovrebbe collocare titoli per un ammontare compreso tra i 750 milioni e un miliardo di euro. Una cifra che dovrebbe andare a soddisfare parte del rifinanziamento dei bond in scadenza nel mese di aprile, pari a 4,23 miliardi complessivi. Ma nessuno azzarda previsioni sull’esito. Alcune fonti finanziarie portoghesi segnalano a Finanza.com che il Portogallo potrebbe anche decidere di non confermare l’asta e se questo scenario non si concretizzerà domani potrebbe comunque valutare congelare le aste fino a ottobre. 
 
“Se davvero le banche lusitane dovessero decidere di chiudere i rubinetti è per mettere sotto pressione il governo. E domani si capirà se le loro intenzioni sono davvero concrete: vedremo se l’asta andrà deserta oppure no”, segnala Biagio Lapolla di Royal Scotland. “Se le banche portoghesi dovessero tirarsi indietro non si sa cosa potrebbe succedere”, osserva un’esperta di una primaria banca estera, segnalando che nelle ultime aste di titoli di Stato portoghesi sono state proprio le banche domestiche a giocare un ruolo chiave nella riuscita di queste operazioni. “Abbiamo assistito a uno shift da investitori internazionali a domestici: in altre parole le banche portoghesi hanno comprato a mani basse i titoli di stato del Portogallo, se domani non succederà nessuno può ipotizzare cosa potrebbe accadere”. In realtà c’è poco da immaginare. Basta dare un’occhiata ai cds per capire come tira il vento. Il rischio default sul debito portoghese ha superato questa mattina quello dell’Irlanda. E’ la prima volta che succede da sette mesi a questa parte. I credit default swap (cds) sono saliti a 590 punti superando i 586,5 punti dell’Irlanda. Questo significa che il rischio di insolvenza sul debito di Lisbona nell’arco di cinque anni è aumentato al 41 per cento. Ma su questa agonia scandita dalle note tristi del Fado potrebbe calare un finale inaspettato.