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La Lisbon Story scuote l’Europa. Asta ok per il Portogallo. A Bruxelles pronti gli aiuti

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Nell’Eurozona è sempre più Lisbon Story. Missione riuscita quella di stamattina per il Portogallo. Lisbona ha collocato sul mercato tutto l’ammontare dei titoli a sei mesi e ad un anno che si era prefissata, ma il prezzo che ha dovuto pagare è stato altissimo. I costi di finanziamento sono, infatti, schizzati vertiginosamente. Dai dati forniti dall’Instituto de Gestao da Tesouraria e do Crèdito Pùblico (Igcp), l’ente che gestisce il debito pubblico portoghese, emerge come 550 milioni di euro di bond a sei mesi con scadenza il 21 ottobre siano stati collocati a un tasso medio del 5,117%, con un rapporto di 2,3 fra domanda e offerta. nell’ultima asta di titoli di questo tipo, lo scorso 2 marzo, il rendimento medio era stato quasi la metà, ovvero il 2,984%. Ancora più alti i rendimenti per i titoli a un anno: i 455 milioni di euro con scadenza il 23 marzo 2012 sono stati piazzati a un rendimento medio del 5,902% e un rapporto 2,6 fra domanda e offerta. Nell’asta del 16 marzo scorso di titoli a un anno il tasso era stato del 4,331%


Con questa cifra il Portogallo soddisfa parte del rifinanziamento dei bond in scadenza nel mese di aprile, pari a 4,23 miliardi complessivi. Scoppiano in una bolla di sapone le preoccupazioni che alla vigilia aveva accompagnato l’appuntamento: il quotidiano finanziario Jornal de Negocios segnalava ieri che le banche lusitane erano pronte a staccare la spina, a non sottoscrivere più i bond portoghesi. Il giornale scriveva che nel corso di una riunione di due giorni fa con il governatore della Banca del Portogallo, gli istituti avrebbero caldeggiato l’opzione di una richiesta di un prestito a breve termine alla Commissione europea, stimato in 15 miliardi di euro, per far fronte alle scadenze previste entro giugno. Solo successivamente, con l’insediamento del nuovo governo dopo le elezioni del 5 giugno, il Portogallo potrebbe richiedere gli aiuti del fondo salva-Stati Efsf. Stamattina il Financial Times ha ribadito la tesi, citando l’amministratore delegato del Banco BPI che avrebbe ammesso che gli istituti più esposti al debito pubblico non hanno più intenzione di aumentare la loro esposizione, mentre un altro banchiere avrebbe segnalato che alcune banche sono vicino al limite massimo di esposizione al debito sovrano.

Che la situazione stia imboccando una certa piega lo prova anche l’ultima mossa di Moody’s che puntualmente è entrata di nuovo in azione. L’agenzia di rating ha abbassato in mattinata la nota di merito sul debito a lungo termine di sette banche portoghesi. La decisione di Moody’s arriva tra l’altro all’indomani della nuova bocciatura decisa sempre dall’agenzia per il debito sovrano del Paese alla prese non solo con la crisi finanziaria, ma anche con quella politica. Il taglio del rating ha interessato per un gradino Caixa Economica Montepio Geral e per due gradini Caixa Geral de Depositos, Banco Comercial Portugues, Banca Espirito Santo, Banco Bpi, Banco Santander Totta e Banca Portugues de Negocios. Gli analisti dell’agenzia di Moody’s hanno motivato la mossa odierna convinti che il deterioramento del quadro finanziario pubblico lusitano dovrebbe comportare per il futuro una limitazione del sostegno statale alle banche. Dall’altra parte le maggiori banche del Portogallo sarebbero decise a bloccare la sottoscrizione di titoli di Stato emessi da Lisbona per pochi mesi. Secondo gli strategist di Barclays Capital i principali “azionisti” del debito portoghese sono proprio le istituzioni finanziarie domestiche ossia le banche del Portogallo.


Se gli istituti portoghesi si tireranno indietro, può in queste condizioni il governo Socrates di invocare un piano di aiuti Ue-Fmi con l’attivazione dell’attuale Fondo salva-Stati? Impegnandosi su un piano di aggiustamento e su condizioni molto severi? La Commissione Ue “è pronta a far fronte alla richiesta di aiuto di un partner in difficoltà finanziaria, incluso il Portogallo, ma finora non ha ricevuto nessuna richiesta in questo senso, ha detto sgombrando il campo dalle ipotesi un portavoce dell’esecutivo europeo rispondendo a domande su un eventuale piano di salvataggio per il Portogallo. Il governo portoghese però continua a fare muro: ha di nuovo smentito di aver avviato negoziati con i partner europei per un programma di aiuti d’urgenza, definendo le voci infondate. “L’informazione è falsa. Queste sono solo voci infondate. Neghiamo che si via stato alcun tipo di contatto”, ha dichiarato il gabinetto del primo ministro socialista Jose Socrates. Per diversi giorni, numerosi responsabili, in particolare del settore bancario, hanno invitato il governo dimissionario a chiedere aiuti d’urgenza alla Commissione europea al fine di soddisfare le esigenze di finanziamento, fino alle elezioni legislative anticipate del 5 giugno. Nonostante le smentite da Bruxelles, alcuni media oggi hanno affermato che i negoziati erano in corso tra Lisbona e l’Unione europea, senza citare alcuna fonte.


Venerdì e sabato ci sarà a Budapest la riunione informale dell’Ecofin. L’attesa è dunque per quello che il ministro Fernando Texeira Dos Santos dirà a Budapest. E adesso? “A nostro avviso la strada più facilmente percorribile a questo punto sembra essere quella che prevede un prestito ponte, possibilmente nella forma di un prestito bilaterale da parte di alcuni Paesi dell’unione europea per aiutare il Portogallo a far fronte alle sue scadenze almeno fino a giugno”, commenta Antonio Garcia Pascual di Barclays. E’ presto quindi per fare spallucce agli speculatori e alla paura contagio. “E’ stata una buona asta. La domanda ha tenuto: c’è stata una domanda che non metterà in crisi il recente movimento di compressione. Il risultato dell’asta di questa mattina è soddisfacente”, spiega Matteo Regesta di Bnp Paribas. “C’è stato il contributo del FSB che ha venduto attività straniere nei giorni precedente per poter intervenire nel mercati dei T Bill e questo ha aiutato a tenere finanziamenti per il mercato portoghese”. “I rendimenti sono saliti tanto, molto rispetto all’asta precedente. La domanda c’è stata, ma il problema resta e sono troppo alti i tassi che Lisbona deve affrontare per finanziarsi. Quest’asta ha confermato che il Portogallo non può continuare a rifinanziarsi in maniera così impegnativa. La strada appare quindi segnata”, conclude Carmela Pace di Mps Finance.