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Lira turca in difficoltà anche nel 2017: ecco tutti i rischi che corre il Paese di Erdoğan

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La lira turca continua ad indebolirsi anche in questo primo scorcio di 2017. Secondo Vincenzo Longo, analista di IG, la divisa turca potrebbe continuare a soffrire a causa del rincaro del prezzo del petrolio e dell’uscita di capitali, attratti dal rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti


Il 2016 è stato un anno molto tormentato per la Turchia. Le controverse vicende legate alla presidenza del leader Recep Tayyip Erdoğan e i numerosi attacchi terroristici hanno contribuito all’indebolimento economico della Turchia e al declino della valuta nazionale. Nel 2016 la lira turca ha perso il 20% del proprio valore nei confronti del biglietto verde americano.

Anche il 2017 non è iniziato bene. Dopo l’attentato terroristico di Istanbul nella notte di capodanno, la divisa turca è scivolata sui minimi storici nei confronti del dollaro americano. Il tasso di cambio Usd/Try ha toccato quota 3,6042.

La fonte della debolezza della lira non risiede solo nel rischio geopolitico. Nel corso del 2017 la divisa potrebbe subire pressioni anche da fattori economici specifici del Paese. “La Turchia è tipicamente un Paese importatore di petrolio e negli ultimi periodi aveva beneficiato del basso costo della risorsa”, ha spiegato in un’intervista a Borse.it Vincenzo Longo, analista di IG, “tuttavia la recente inversione di tendenza delle quotazioni dell’oro nero, dopo gli accordi fra i produttori Opec e non Opec e la stabilizzazione del prezzo attorno ai 60 dollari al barile potrebbero determinare un rincaro della bolletta energetica nel Paese e provocare ulteriori aumenti dell’inflazione”.

A questi fattori potrebbero poi sommarsi fattori di debolezza comuni a tutta l’area dei Paesi emergenti: “Se la Fed dovesse mantenere la promessa di tre rialzi dei tassi d’interesse nel corso del 2017 ciò provocherebbe uno spostamento di capitali dagli emergenti (di cui la Turchia fa parte) a favore degli Usa, con un conseguente peggioramento del deficit delle partite correnti”, ha chiarito Longo.

“L’insieme di questi elementi – conclude Longo – suggerisce una certa preoccupazione all’interno dei corridoi della Banca centrale nazionale turca, che nel 2017 potrebbe trovarsi in una posizione non facile: da un lato potrebbe cedere alle richieste del Presidente Erdoğan di tagliare i tassi di interesse per sostenere la crescita economica interna del Paese, dall’altro però la ripartenza dell’inflazione dovrebbe suggerire all’istituto maggior cautela per non alimentare ulteriori spinte di inflazione che potrebbero generare stagflazione”.