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Lira turca: debolezza destinata a proseguire. Contro euro (eurtry) possibile approdo in area 3,60

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Nuovi massimi storici per il dollaro Usa e l’euro contro la lira turca. La moneta dell’ex-Impero ottomano rimane debole e, econdo gli analisti di Mps Capital Services, l’euro potrebbe spingersi fino in area 3,60. 

La lira turca rimane debole sui mercati valutari in avvio di settimana e segna nuovi minimi storici contro il dollaro. Il cambio usdtry ha toccato 3,0678 e il movimento verso l’alto non è finito. Anche contro l’euro la valuta turca ha segnato nuovi minimi con il cambio eurtry che ha toccato quota 3,48. “Un deprezzamento in atto da qualche trimestre – sottolineano gli analisti di Mps Capital Services – che riprende dopo una breve pausa nel corso della fase centrale del 2015. Nel brevissimo termine la lira turca dovrebbe continuare a essere soggetta a fasi di elevata volatilità, soprattutto in corrispondenza delle elezioni dell’1 novembre. Il rischio politico rappresenta il principale fattore che potrebbe guidare l’andamento del cambio nel corso dei prossimi mesi. Nel complesso non escludiamo che nel corso ei prossimi due mesi il cambio eurtry possa spingersi su nuovi massimi storici fino in area 3,60”.  

Il peso delle tensioni geo-politiche

Lo scenario per la Turchia vede la presenza di diverse incertezze alle quali si aggiunge, per il cross usdtry l’attesa per l’avvio del rialzo dei tassi negli Stati Uniti (giovedì la decisione della Fed). 

La lira turca è coinvolta nel calo generalizzato delle valute emergenti scaturito, spiegano da Mps Capital Services “dai timori relativi alla crescita cinese. Il deprezzamento dello yuan e il successivo crollo dei mercati cinesi ha peggiorato la fiducia degli operatori sul comparto emergente”. Ci sono poi le incertezze politiche interne. Il Paese andrà al voto il prossimo primo novembre dopo il fallimento dei tentativi di formare una coalizione di governo all’indomani del voto dello scorso giugno. Non sembrano tuttavia esserci grandi cambiamenti negli orientamenti degli elettori. “L’obiettivo di Erdogan, premier uscente e leader del partito di maggioranza relativa Akp è di ottenere una maggioranza che gli permetta di mettere mano, in autonomia, alla riforma costituzionale che prevederebbe maggiori poteri nelle mani del Presidente. Al momento però i primi sondaggi sembrano prefigurare un esito elettorale molto simile a quello visto il 7 giugno”. 

Rientra nel tentativo di attirare voti la strategia ‘nazionalistica’ del premier. La Turchia è coinvolta in prima linea nelle tensioni al confine con Siria e Iraq: “Il governo ha autorizzato l’intervento militare per via aerea contro i curdi in lotta, nella parte settentrionale dell’Iraq contro le formazioni dello Stato islamico”. 

Scenario macroeconomico: bene la crescita ma l’inflazione preoccupa

Quadro relativamente più sereno dal punto di vista macroeconomico, con il Pil che “ha sorpreso in positivo nel secondo trimestre registrando una crescita del 3,8% tendenziale, in accelerazione rispetto al 2,5% dello stesso periodo dell’anno precedente. Sul fronte inflattivo i prezzi al consumo hanno ripreso a salire a luglio, oltre il 7% e ben lontano dal target del 5%. Proprio per tale motivo l’Istituto centrale ha mantenuto, nelle ultime riunioni, il tasso di riferimento al 7,5%. La Banca centrale al momento sembrerebbe voler mantenere l’attuale livello dei tassi, anche se emerge una certa propensione a politiche restrittive qualora l’outlook inflattivo dovesse deteriorarsi ulteriormente”.