La Libia tiene banco sulle Borse. Per i gestori serve per farle correggere, per ora niente di più

Inviato da Micaela Osella il Mer, 23/02/2011 - 10:54

Sta assumendo dimensioni spaventose il massacro in corso in Libia, dove si parla di un bilancio fino a mille morti nella furia che il regime ha scatenato contro la rivolta a Tripoli. Ma nell'ottavo giorno della protesta, il leader libico Muammar Gheddafi è comparso in tv minacciando una repressione ben peggiore. Una carneficina anche nell'est del Paese, dove è cominciata la protesta contro il regime del colonnello e dove intere zone sarebbero passate sotto il controllo dei rivoltosi. Ma anche qui le vittime - secondo testimoni - si contano a centinaia: oltre 400 in uno solo degli ospedali a Bengasi dove si lavora senza sosta e ai minimi termini perchè mancano medicinali e personale, per soccorrere i feriti che arrivano a decine. Il regime, attraverso un tabella diffusa dal figlio del Colonnello, Saif Al Islam, ammette 300 morti (242 civili, di cui oltre cento a Bengasi, e 58 militari). Repressione cieca e senza quartiere confermata dall'atteso intervento del leader libico in persona che ha parlato alla nazione in un lungo, concitato discorso intriso di retorica rivoluzionaria.

"Non sono un presidente, sono un leader, un rivoluzionario e resisterò fino alla morte. Morirò da martire", ha detto nella sfida che per un'ora e un quarto ha lanciato ieri sera promettendo una lotta senza tregua: "Non siamo ancora ricorsi alla forza ma lo faremo". Ordini di azioni di guerra e di devastanti distruzioni ecologiche sarebbero già in circolazione. Dall'Iran è intervenuto il presidente, Mahmud Ahmadinejad: ha detto oggi che il leader libico Muammar Gheddafi deve ascoltare le richieste del suo popolo e non usare più violenza contro di esso. "Come può qualcuno bombardare e uccidere la sua gente?", ha chiesto Ahmadinejad, citato dall'agenzia Fars. "Raccomando vivamente ai dirigenti di quel Paese - ha aggiunto - di lasciar parlare il loro popolo". Ahmadinejad ha aggiunto che "il mondo è alle soglie di grandi cambiamenti", ritornando a sottolineare, come ha fatto recentemente, il ruolo del dodicesimo Imam di cui gli Sciiti attendono il ritorno per portare la giustizia sulla Terra. Le recruscendenza della guerra civile in Libia continuano a farsi sentire sui corsi del petrolio. L'Opec oggi fa sapere che il prezzo del petrolio è salito di altri 3,42 dollari al barile toccando i 104,01 dollari mentre ieri il brent ha superato quota 100 dollari al barile. Un trend che, secondo quanto ha dichiarato oggi in Parlamento il segretario al Tesoro australiano Wayne Swan, difficilmente si invertirà nel breve termine dal momento che l'instabilità in Medioriente peserà sui mercati globali e certamente spingera ancora più in alto i prezzi del petrolio.

Eppure secondo i gestori interpellati da Finanza.com il fattore Libia non dovrebbe far rimangiare ai listini il bottino messo a segno dall'inizio dell'anno. Come osserva Gianmaria Bergantino di Bank Insiger, Piazza Affari è stata la Borsa più penalizzata in questi giorni a causa della forte esposizione verso la Libia di diverse società italiana che pesano molto sull'indice, ma non è il caso di accendere la spia rossa. "Fattori esogeni imprevedibili possono far deragliare le Borse, ma se non succederà qualcosa di più complicato lo scenario di fondo in generale sui listini resta positivo", spiega l'esperto. "L'America è in grande spolvero, al di qua dell'Atlantico la Germania sta trainando in positivo l'Europa. Sul fronte macro grosse difficoltà non ce ne sono a parte una possibile spirale inflattiva". 

"Questa crisi è abbastanza grave se viene sommata ad altri disordini a cui stiamo assistendo in questi giorni in Nord Africa", argomenta anche Wolfram Mrowetz amministratore delegato di Alisei Sim a Finanza.com. "Questi elementi sono effettivamente di disturbo e creano turbolenze ai mercati, ma sono convinto si assorbiranno e in questo momento sono interessanti perché i listini erano saliti troppo ed erano necessaria una correzione. Quindi questi passi indietro dei mercati possono essere vissute come opportunità di acquisto, ma con la debita prudenza". "Potremmo avere altri argomenti a breve per assistere a ulteriori discese perché la situazione resta molto cauta", avverte l'esperto secondo cui può essere una idea posizionarsi su aziende che sono collocate bene  negli scambi del mondo. "Partendo dal presupposto che la crescita economica resta positiva, per poterla inficiare ci vuole una crisi di petrolio che non la vedo al momento possibile", prosegue. "Questo rialzo petrolio di questi giorni è assolutamente giustificato dal panico del fattore Libia che ha creato tensioni ma non vedo una situazione di pericolosità per l'approvvigionamento".

"La crisi libica continua a impattare sui mercati, anche se è anche un'occasione per farli correggere un po' alla luce del recente rally", osserva anche un trader. Oltre alla situazione geopolitica il mercato oggi attende di capire l'orientamento di politica monetaria delle autorità europee, analizzato i verbali dell'ultima riunione della Banca d'Inghilterra e i possibili nuovi interventi di esponenti Bce. Nell'attesa la Borsa di Milano è partita in calo anche oggi, penalizzata dai timori legati ai sanguinosi disordini in Libia e che per il nostro Paese, in particolare, determinano uno stop alle fornitore di gas. Subito dopo l'avvio, tuttavia, gli indici sono tornati in positivo grazie al recupero delle banche. A Milano sono premiati i titoli bancari, premiati sulla scia dei conti 2010 di Commerzbank (+1,13% a Francoforte) e Natixis (+5,6% a Parigi). Entrambi gli istituti sono tornati all'utile nello scorso esercizio, facendo segnare risultati netti positivi rispettivamente di 1,43 miliardi e di 1,73 miliardi. Così il comparto bancario del Ftse Mib torna a respirare e, dopo alcune sedute in sofferenza, riporta al rialzo tutto il listino. Intesa Sanpaolo segna un progresso del 2,12% a 2,41 euro. Bpm guadagna l'1,96%, dopo che ieri il presidente Massimo Ponzellini ha detto che per il 2011 non c'è la necessità di lanciare un aumento di capitale, e Unicredit, dopo gli scivoloni causati dal fattore Libia, sale dell'1,91%. Bene anche Banco Popolare (+1,84%), Ubi Banca (+1,69%), Mps (+1,51%) e Mediobanca (+1,28%).

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