Libia nel caos: la rivolta anti Gheddafi preoccupa Eni, Impregilo e galassia Finmeccanica

Inviato da Alberto Bolis il Lun, 21/02/2011 - 12:03
Quotazione: LEONARDO FINMECCANICA
Quotazione: UNICREDIT GROUP
Quotazione: IMPREGILO
Quotazione: ENI
Quotazione: ANSALDO STS

La Libia è nel caos dopo una notte di scontri, tensioni, morti e feriti. I numeri che arrivano dal Paese nordafricano cominciano a essere preoccupanti: il bilancio ufficioso parla di quasi 300 morti a Bengasi, città caduta nelle mani degli insorti. La rivolta è ormai arrivata a Tripoli, dove è in fiamme il Palazzo del Popolo, uno dei principali edifici governativi. Mentre si fanno più insistenti le voci di una fuga del colonnello Muammar Gheddafi, il figlio del leader libico minaccia: "fermatevi o sarà guerra civile". L'Italia ha da sempre un rapporto privilegiato con la Libia e molte società quotate a Piazza Affari operano nel Paese nordafricano. Petrolio, infrastrutture e sistemi per la Difesa: business importanti che vedono una presenza radicata di molte aziende italiane. Senza dimenticare che la Libia è il maggiore fornitore di gas per l'Italia.

A livello di singole società Eni è il primo operatore oil internazionale presente in Libia, che rappresenta il 13% della sua produzione totale ovvero 244 mila barili al giorno. Nella regione del Nord Africa, il colosso italiano produce 573 mila barili al giorno, il 32% del totale, con un contributo potenziale all'Ebit di circa 3,5-4 miliardi di euro. Il gruppo di San Donato Milanese ha inoltre in corso la rinegoziazione di alcuni contratti "take or pay" a lungo termine. La società, contatta da questa testata, ha confermato che "le attività in Libia procedono nella normalità". A Piazza Affari il titolo Eni è stato colpito dalle vendite già nei primi scambi e adesso cede il 3,97% a 17,65 euro. La controllata Saipem (-1,64% a 37,10 euro in Borsa) ha invece un contratto in via di finalizzazione per la nuova autostrada libica in joint venture con Maire Tecnimont e altri operatori.
 
Anche la galassia Finmeccanica è parecchio esposta nel Paese di Gheddafi. Ansaldo Sts ha appena iniziato alcuni lavori in Libia (il 15% del portafoglio, ovvero 650-680 milioni di euro si riferiscono ad una linea ferroviaria da realizzare in 5-6 anni). "La cancellazione è poco probabile - sottolinea Equita - e in ogni caso Sts ha già incassato anticipi per oltre 190 milioni di euro". Il caos libico potrebbe inoltre avere impatti negativi sull'assegnazione di nuove commesse: addestramento del personale per la linea ferroviaria di 60-70 milioni e la metropolitana di Tripoli, una gara da 200 milioni di euro comunque non prevista prima del 2012. Ansaldo mostra in Borsa un ribasso del 2,96% a 10,48 euro, mentre la controllante Finmeccanica cede lo 0,79% a 9,41 euro.
 
La Libia rappresenta il 3% dei ricavi e potenzialmente il 5% dell'order intake atteso del colosso della Difesa. La Libia ha un Pil 2010 di 97 miliardi di dollari e spese per infrastrutture e difesa di circa 25-30 miliardi negli ultimi due anni. Circa il 70% di questi investimenti sono nelle infrastrutture, mentre quelli per la difesa sono di circa 5-6 miliardi all'anno. Finmeccanica è esposta con AgustaWestland, dal 2004 ha un joint venture con la Liatec (Libyan Italian advanced Tecnology) e uno stabilimento di assemblaggio per elicotteri. "Gli ordini stimati nei prossimi 3 anni dalla Libia per Finmeccanica sono indicativamente di 4-5 miliardi di euro, ovvero circa il 7/10% dell'order intake totale", fanno notare gli analisti di Intermonte. La Libia è inoltre presente nell'azionariato di Finmeccanica con circa il 2,1% del capitale.

Ma la peggiore del paniere principale di Piazza Affari è Impregilo, che mostra un tonfo del 5,61% a 1,92 euro. Il general contractor ha vinto 2 ordini in Libia, il primo di circa 300 milioni di euro per l'urbanizzazione della città di Tripoli e un altro per la city hall della capitale per circa 285 milioni. "L'esposizione di Impregilo potrebbe riguardare l'eventuale progetto dell'autostrada finanziato dal Governo italiano - spiega Intermonte -. L'autostrada sarà divisa in 5 lotti che saranno assegnati ad aziende italiane e realisticamente Impregilo dovrebbe vincere uno dei 5 lotti". Infine, anche Unicredit è legata a doppio filo con la Libia visto che la Banca centrale di Tripoli possiede il 4,61% dell'istituto di piazza Cordusio e la Lia il 2,59%. A Piazza Affari il titolo Unicredit fa peggio del comparto bancario e lascia sul parterre il 2,92% a 1,92 euro.

COMMENTA LA NOTIZIA