Libia: forniture di gas per l'Italia a rischio, Intermonte smorza le tensioni su Eni

Inviato da Alberto Bolis il Mar, 22/02/2011 - 12:05
Quotazione: ENI

Tensione alle stelle. La rivolta in Libia, ormai diventata vera e propria guerra civile, potrebbe avere conseguenze nefaste per l'economia italiana. L'Italia, infatti, è il primo partner commerciale di Muammar Gheddafi e il capitolo più delicato riguarda ovviamente il settore energetico. La Libia, come già scritto ieri da questa testata, è il primo fornitore di petrolio dell'Italia e i numeri relativi all'Eni parlano chiaro: il Paese nordafricano pesa per il 14% (244 mila barili al giorno) sulla produzione totale del gruppo di San Donato, mentre l'intera regione del Maghreb rappresenta invece il 35% (573 mila barili al giorno). Ma non solo. La Libia, infatti, fornisce il 12% del gas consumato in Italia.
 
E mentre a Tripoli sono ripresi i bombardamenti sui manifestanti e ormai si contano centinaia di morti solamente a Tripoli, il gruppo di opposizione "17 febbraio" ha pubblicato sul proprio sito internet la minaccia di tagliare le forniture di gas all'Italia e all'Unione Europea. La decisione, spiegano i ribelli, è stata presa perché "non avete fermato lo spargimento di sangue della nostra gente avvenuto in tutte le città libiche". Come già accennato, la Libia fornisce il 12% del gas consumato in Italia in seguito alla decisione dell'Eni di girare alla libica National Oil Corporation la gestione del gasdotto Greenstream che collega la costa nordafricana a Gela, in Sicilia. Greenstream è il più lungo (520 chilometri) gasdotto sottomarino mai realizzato nel Mediterraneo.

Secondo il quotidiano Staffetta Quotidiana, che cita fonti vicine al dossier, i flussi di gas importato dalla Libia attraverso il Greenstream avrebbero subito un rallentamento da ieri sera e la situazione è in peggioramento. Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico, ha cercato di tranquillizzare l'ambiente: "le forniture di gas dalla Libia non sono interrotte, ma la situazione è molto complicata". Il sottosegretario ha poi aggiunto che non dovrebbero esserci problemi per l'approvvigionamento. La crisi libica ha subito avuto riflessi a Piazza Affari, dove ieri sono state affossate dalle vendite soprattutto le società maggiormente esposte sul Paese nordafricano (Eni, Impregilo e galassia Finmeccanica).

Eni è crollata con un tonfo di oltre 5 punti percentuali, ma questa mattina Intermonte ha portato una ventata d'ottimismo ribadendo la raccomandazione outperform sul titolo del colosso petrolifero. "In termini di enterprise value valutiamo la Libia circa 8 miliardi di euro, su un totale EV della divisione E&P di 72 miliardi (11%) e un EV di gruppo di 120 miliardi (7%)", è l'analisi di Intermonte. Il broker, però, ritiene remoto "il rischio di un severo impatto negativo sulla produzione di Eni nel caso di un blocco della produzione in alcuni campi. Limitato anche il rischio di una revisione negativa dei contratti PSA in essere, già penalizzati da una fiscalità molto elevata (circa il 70%)".

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