1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Lettonia: tra paure e speranze dal primo gennaio 2014 entra nella zona euro

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Ancora poche ore e la Lettonia, entrata nell’Unione Europea nel 2004, dovrà dire addio alla propria moneta, il Lat, entrata in vigore nel 1991 in concomitanza con l’indipendenza dall’Unione Sovietica, e considerata dagli abitanti del paese baltico un “simbolo della lotta per l’autodeterminazione del Paese assieme alla lingua e alla bandiera”. E secondo i sondaggi il particolare rapporto che i lettoni hanno con la propria moneta è uno dei motivi per cui l’ingresso nell’Euro non è vissuto, dalla maggioranza dei cittadini, come un giorno da festeggiare. Infatti secondo le ultime rilevazioni il 58% è contrario all’adozione della moneta unica e solo il 20% si dichiara “fortemente sostenitore” dell’euro.

Forti di questa diffusa contrarietà al passaggio all’Euro, nel 2012 alcuni movimenti filo-russi e il maggior partito nazionalista del Paese avevano esercitato pressioni perché fosse indetta una consultazione popolare sulla moneta unica. Pressioni che non hanno sortito alcun effetto sul capo dello stato, Andris Berzins, secondo il quale i cittadini, votando per l’ingresso nell’UE nel lontano 2003, avevano già espresso la loro opinione sulla moneta unica.

Questa posizione ha scatenato aspre polemiche e inasprito ulteriormente lo scontro politico. Iveta Grigule, esponente del maggior partito ambientalista del Paese, ha affermato che gli accordi presi con le istituzioni comunitarie non prevedevano un ingresso entro una determinata data e ha ricordato che anche la Polonia è entrata nell’Unione Europea insieme alla Lettonia, ma per ora non ha aderito all’Euro e il premier polacco ha detto chiaramente che adotteranno la moneta unica solo dopo un nuovo referendum.

Ma quali sono i motivi di contrarietà all’adozione dell’Euro? Il principale è il timore di assistere ad un innalzamento incontrollato dei prezzi e del costo della vita. Le autorità hanno promesso un’attenta vigilanza e hanno obbligato i commercianti a esporre il prezzo in entrambe le valute già da ottobre, ma il fatto che non siano previste sanzioni per chi alzerà i prezzi spinge molti lettoni ad essere tutt’altro che ottimisti, anche considerando che secondo alcune indagini già il 30% degli esercizi commerciali avrebbe già cominciato ad attuare una politica di aumento dei prezzi. Inoltre vi sarebbe anche la paura di veder svanire la propria identità nazionale.
 
Un’altra tesi, giudicata da molti la più probabile, legge questa contrarietà come dovuta al timore dei lettoni di ritrovarsi più poveri: un timore che, davanti alla crisi che attanaglia da anni la zona euro, in un Paese che è il terzo in Europa per numero di cittadini “a rischio povertà” è decisamente comprensibile. Il dato in questione potrebbe far pensare che l’economia lettone sia in preda ad una forte recessione. Ed invece il paradosso sta nel fatto che il Paese è nel bel mezzo di un boom economico trainato per lo più dal settore edilizio.

Una situazione impensabile nel 2008, quando una devastante crisi economica fece precipitare il Pil lettone di oltre il 20% costringendo Riga a chiedere un prestito di 8 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale e a dare vita a politiche economiche e sociali che i cittadini di Italia, Spagna e specialmente Grecia, conoscono bene. I dati odierni mostrano un Paese in salute, con una crescita economica vicina al 6%, inflazione nei parametri europei e una disoccupazione dimezzata.

Ma chi beneficia del boom economico? In modo preponderante chi ha una grossa disponibilità economica, in particolar modo i russi, i quali stanno sfruttando la legislazione che prevede la concessione del permesso di soggiorno lettone, con annessa libera circolazione nel territorio europeo a chi investe 100 mila lats, circa 140 mila euro, nelle città principali e 50 mila lats nelle aree periferiche.
 
Questa normativa ha fatto entrare più di un miliardo di euro nelle casse statali. Il problema, denunciato da più parti, è che i nuovi imprenditori investono, soprattutto nell’edilizia, ritirano il permesso di soggiorno e lo usano per raggiungere l’Europa occidentale, mentre alla città rimane solo un mercato immobiliare drogato con i prezzi delle case che lievitano e diventano inarrivabili per la classe media lettone.

In conclusione, la Lettonia si appresta ad entrare nell’euro tra paure e problematiche di vario tipo ed è difficile fare previsioni su quali saranno le conseguenze del suo ingresso nell’Eurozona.