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Letta risponde a Rehn: non si permetta di parlare di scetticismo. Debito giù dal 2014

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Dura la risposta del presidente del Consiglio, Enrico Letta, alle parole del commissario europeo agli affari economici e finanziari, Olli Rehn, pronunciate in un’intervista rilasciata a La Repubblica. Rehn si era detto scettico sulla Legge di Stabilità messa a punto da Letta e dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni: a suo dire la manovra finanziaria non consente margini di manovra e dovrebbe anche essere corretta sul fronte del debito.

Rehn deve essere garante dei Trattati nei quali la parola scetticismo non c’è: quindi non può permettersi di esprimere un concetto di scetticismo ma deve parlare di stabilità e di equilibrio finanziario“. Così Letta risponde al vicepresidente della Commissione europea in occasione della presentazione del libro fotografico 2013 dell’Ansa al Senato. E ancora: “La ripresa va aiutata non soffocata con troppo rigore. I nostri conti sono in ordine, siamo insieme alla Germania l’unico grande Paese sotto il 3% del deficit, la nostra politica economica è equilibrata, il nostro impegno va premiato, non frustrato”. Letta poi avverte che così facendo Rehn potrebbe trovarsi “un Europarlamento pieno di populisti ed euroscettici. “L’Italia è un Paese serio. E’ finita la crescita del debito che è andata avanti per anni e cominceremo dal 2014 la discesa del debito” attraverso “le privatizzazioni e la Legge di Stabilità in via di approvazione” ha voluto precisare Letta.

Rehn risponde, scettico con tutti
Subito in serata la risposta di Rehn che, attraverso il suo portavoce, ha spiegato che “il realistico scetticismo è un approccio che applichiamo a tutti i Paesi e deriva dalle passate esperienze sulla tendenza degli Stati a sovrastimare gli introiti futuri derivanti dalle privatizzazioni”.

Ieri pomeriggio era giunto anche il punto di vista del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che aveva chiesto all’Unione europea “un deciso cambio di rotta” sulla crescita: “A livello di istituzioni europee di impone una correzione di rotta e un impegno nuovo per promuovere la crescita e l’occupazione”, aveva sottolineato Napolitano.