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Letta: Italia corre rischio fatale. Berlusconi: non senza travaglio abbiamo deciso di dare la fiducia

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L’Italia corre un rischio che potrebbe essere fatale, sventare questo rischio dipende da noi, dalle scelte che assumeremo, dipende da un sì o da un no”. Ha inaugurato così il suo discorso il premier Enrico Letta davanti all’aula del Senato a cui chiederà la fiducia. “Gli italiani ci urlano che non ne possono più di ‘sangue e arena’, di politici che si scannano e poi non cambia niente“. E annuncia: “Il governo che guido è nato in Parlamento e se deve morire deve morire in Parlamento, alla luce del sole”. Piazza Affari nel frattempo crede al proseguimento dell’Esecutivo. L’indice Ftse Mib, unico listino europeo in positivo questa mattina, viaggia in progresso dello 0,76% a quota 18.111 punti. Toccato un massimo a 18.147,77 punti, sopra i massimi 2013 toccati il 25 settembre e pari al top a oltre due anni (agosto 2011).

Enrico Letta-presidente del ConsiglioIn poco tempo – ha assicurato Letta – possiamo riformare la politica. In caso di crisi rischiamo elezioni che consegnerebbero il Paese all’instabilità. Con questa legge elettorale ci ritroveremmo di nuovo con le larghe intese”. E no solo. “Sono le forze della maggioranza che rischiano di generare una crisi. Una crisi oggi significherebbe contrarre ancora gli orizzonti, posticipare ancora le misure a favore dei disoccupati giovani e non giovani, sedere ancora una volta sul banco degli imputati nell’Europa e nel mondo: l’Italia incorreggibile, l’Italia che non impara mai dai propri errori”. All’indirizzo di Silvio Berlusconi, Letta afferma che i piani giudiziari e politici non possono essere sovrapposti: “Si deve tracciare la separazione tra le questione giudiziarie di Berlusconi e le attività dell’Esecutivo, i due piani non possono essere sovrapposti, in uno Stato democratico le sentenze si rispettano e si applicano, senza dimenticare il diritto intangibile ad una difesa efficace senza trattamenti ad personam o contro personam”.

Il nostro obiettivo dichiarato da tempo è l’aumento di un punto di Pil nel 2014 e spero che la legge di stabilità sia l’occasione per dimostrare che il cambiamento in atto ma senza arretrare nel risanamento della finanza pubblica”. Letta ha poi rassicurato la platea che gli impegni presi con l’Europa per il 2014 verranno rispettati” e nell’immediato verranno prese nuove misure che riporteranno il rapporto deficit/pil al sotto del 3% nel 2013. “Non vogliamo nuove tasse” e “vogliamo mettere il contenimento della spesa pubblica al centro della Legge di stabilità per il 2014”. Ma non esistono tagli di spesa facile, dice Letta, e per questo “va fatta con accortezza. Se andremo avanti chiederemo a Carlo Cottarelli (attualmente direttore del Dipartimento affari fiscali del Fondo monetario internazionale ndr), di diventare commissario della spending review“. Il premier poi si sofferma sugli obiettivi già raggiunti dal suo Esecutivo. “Grazie al nostro governo gli italiani hanno pagato meno tasse per tre miliardi di euro” e “sono stati realizzati 1.700 milioni di riduzioni della spesa pubblica”.

Coraggio e fiducia è quello che vi chiedo. Mi appello al parlamento tutto, dateci la fiducia per realizzare gli obiettivi Una fiducia che non è contro qualcuno, ma per l’Italia”, Così infine Letta rivolgendosi ai senatori a Palazzo Madama. “Concentriamoci solo su quello che dobbiamo fare, su quelle riforme che il Paese si sta stancando di chiederci”.

Abbiamo ascoltato con attenzione le dichiarazioni di Letta. Abbiamo ascoltato i suoi impegni. Mettendo insieme tutte queste aspettative, il fatto che l’Italia ha bisogno di un governo e di riforme, abbiamo deciso non senza interno travaglio di esprimere un voto di fiducia“. Lo ha detto Silvio Berlusconi, nel suo intervento nell’aula del Senato. L’annuncio del leader di Forza Italia ha per certi versi sorpreso. Al termine del discorso del premier, Silvio Berlusconi aveva infatti riunito i suoi “fedelissimi” per decidere il da farsi. Le indiscrezioni che circolavano indicavano che il gruppo del Pdl avrebbe votato all’unanimità la sfiducia al Governo, con il Cavaliere che sembrava volesse chiudere così lo spiraglio aperto al suo arrivo a Palazzo Madama quando aveva detto che avrebbe ascoltato il discorso di Letta per poi prendere una decisione. Al vertice però non avevano preso parte i dissidenti.