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Letta da Putin alle Olimpiadi 2014 di Sochi: troppo grandi gli interessi su gas e petrolio

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Enrico Letta presenzierà alla cerimonia di inaugurazione dei giochi olimpici invernali di Sochi in Russia. L’annuncio è stato dato ieri dallo stesso Letta in occasione della sua visita a Doha e la conferma è giunta da Dmitri Peskov, il portavoce di Putin, che può così annoverare almeno la presenza al massimo livello dell’Italia, dopo le defezioni di Obama, Merkel, Cameron e Hollande. Una scelta, quella di Letta, che ha provocato le proteste delle associazioni gay e di buona parte del mondo politico a causa dell’adozione da parte del governo russo di una legge contro l’omosessualità e dal profilo opaco sul piano dei diritti civili e delle garanzie democratiche.

Naturalmente, Letta ha dovuto fare i conti con la grande importanza rivestita per l’Italia dall’interscambio commerciale con la Russia. Gli interessi in ballo, infatti, sono notevolissimi, a partire dalle forniture di gas e petrolio da parte del gigante eurasiatico. Ma non solo. Va infatti ricordato che recenti rapporti elaborati da importanti centri di ricerca di geopolitica, mettono in grande rilievo una sempre più stretta complementarietà tra Italia e Russia, con la prima ad importare appunto gas e petrolio e la seconda trasformata in un mercato sempre più interessante per i manufatti del Belpaese. In base ai dati ufficiali, L’Italia, è il quarto partner commerciale della Russia (dopo Cina, Olanda e Germania) e il settimo fornitore, con un volume di affari che si aggira intorno ai 30 miliardi di euro. Oltre 500 aziende italiane sono attive in Russia, con un focus sulle macchine e apparecchi meccanici, il settore tessile, l’arredamento e i prodotti in cuoio e pelle.

Per quanto concerne il settore energetico Saipem, Eni e Enel sono molto attive da tempo in Russia, principale fornitore di energia nazionale. L’Italia, infatti, acquista dalla Russia il 15% del petrolio importato e il 30% di gas, facendo del Paese euroasiatico il primo fornitore di gas italiano e il secondo di petrolio e rendendolo un partner estremamente affidabile quando altri si trovano in difficoltà a rispettare i tempi e le modalità di consegna. Eni, in particolare, ha grandi interessi energetici a cominciare dal gasdotto South Stream tra Caucaso e Italia, di cui è primo socio con una quota del 20%. Va poi ricordata la presenza di Finmeccanica nel settore dell’high-tech e la collaborazione instaurata da Alenia con Sukhoi per la produzione del velivolo Super jet 100. Significativa anche la presenza di Danieli, Pirelli, Ferrero, Gruppo Marcegaglia, Indesit, Marazzi, Cremonini e altre aziende di primo piano del Made in Italy. Anche Fiat vanta un forte presidio sul suolo russo, consolidato dalla decisione di assemblare a San Pietroburgo 120mila Jeep ogni anno e da una intesa con la Zil. Il settore bancario, vede invece la forte presenza di Unicredit, ottavo istituto di credito in Russia in termini di asset, ma soprattutto prima banca tra quelle straniere. Insomma, una serie di rapporti economici che spiegano ampiamente la decisione assunta da Enrico Letta in ossequio ad una realpolitik che un paese come l’Italia è obbligato ad osservare.