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Letta contro gli ayatollah del rigore in Europa, ma Italia ancora vulnerabile

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“Finché l’Italia non sarà arrivata ad un tasso del 3% sui bond decennali e non sarà il punto di riferimento del sistema, noi continueremo a vivere in una situazione di vulnerabilità“. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Enrico Letta, durante il suo intervento all’assemblea di Federcasse. Attualmente il rendimento sui titoli di Stato a dieci anni si aggira intorno al 4%.

Semestre italiano su crescita, non solo rigore
Il semestre italiano di presidenza europea deve essere una legislatura della crescita e non della sola austerità. Per Letta c’è bisogno di una politica Ue per la crescita perché l’Italia ha i conti in ordine. Il Belpaese, a detta del premier, ha fatto un percorso che consente e obbliga a spingere sulla strada della crescita. Per la prima volta l’Italia dopo molti anni nel prossimo anno avrà sia un debito che un deficit in discesa, fa notare il primo ministro. “Nella legge di stabilità tutti vorrebbero più soldi ma vuol dire sforare il deficit”. Il premier ha poi spiegato che “sul fronte europeo per alcuni ayatollah del rigore questo non è mai abbastanza, ma di troppo rigore l’Europa finirà per morire e le nostre imprese finiranno per morire“, ha detto il premier aggiungendo che “sul fronte interno troppi pensano che si possa fare deficit e debito. Noi siamo in mezzo”.

Unione bancaria da completare per fine anno
L’Unione bancaria deve essere completata entro la fine dell’anno.  Per Letta “l’Unione bancaria si può realizzare senza bisogno di cambiamenti dei trattati, ma deve essere completata con gli strumenti esistenti. Anche la crisi bancaria a Cipro, ha poi sottolineato il premier, non ha trovato risposte immediate europee e si è ribaltata sugli spread. Non avere avuto strumenti per quella – spiega Letta – ci fa capire quanto è importante l’Unione bancaria, perché essere poco reattivi a crisi è una vulnerabilità che non ci si può permettere”.

Non solo Bce, rafforzare Bei
Letta poi fa cenno anche alla Banca centrale europea (Bce), a cui non si può affidare tutto il peso: “Grazie alla guida autorevole di un italiano, Mario Draghi, ha saputo affrontare la crisi, ha calmato la crisi e ci ha consentito di avere gli strumenti per affrontare una situazione ancora difficile. Ma – ha proseguito il primo ministro – non possiamo chiedergli di svolgere un ruolo non suo. Alla Bce non si può chiedere di occuparsi di crescita e investimenti“. Per Letta “nell’Ue c’è un altro organismo a cui non si è data a sufficienza importanza che è la Bei (Banca centrale per gli investimenti) che può favorire gli investimenti e dare garanzie alle pmi”.

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