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Legge Stabilità all’esame Parlamento e Commissione Ue. Sindacati decidono sciopero di 4 ore

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Inizia domani la battaglia in Senato per la Legge di Stabilità in una settimana che si preannuncia una delle più difficili per il governo Letta. Martedì, infatti, l’aula di Palazzo Madama inizierà a discutere sull’ex Finanziaria, mentre oggi il testo è all’esame della Commissione Europea che dovrà dare il suo parere. I partiti politici, in primis Pd e Pdl, sono pronti a presentare una marea di emendamenti che non solo rallenterebbero l’iter della procedura ma, in caso di approvazione, potrebbero portare ad un aggravio della manovra tra gli 8 e i 10 miliardi di euro.

L’unica certezza al momento è che tutti sembrano scontenti di questa nuova legge di Stabilità, giudicata poco efficace. Non l’apprezzano i partiti politici che vogliono dare battaglia in Parlamento; non la vogliono i sindacati che hanno proclamato per novembre 4 ore di sciopero generale; la critica Confindustria come poco coraggiosa e, di conseguenza, poco incisiva. In particolare si ritiene che il cuneo fiscale da 14 euro al mese sia quasi un insulto per i lavoratori italiani ed è proprio su questo argomento che il dibattito si fa più acceso.

Il Partito Democratico, ad esempio, propone di incentrare tutte le risorse disponibili verso i redditi più bassi cercando di raddoppiare il cuneo fiscale. Il centrodestra, invece, si schiera soprattutto contro le nuove Trise-Tari-Tasi, accusate di essere più care della vecchia Imu.

Altro nodo di scontro sembra essere quello della Sanità. A differenza delle indiscrezioni che erano state pubblicate nei giorni scorsi, sembra che almeno per il momento non ci saranno tagli in questo settore ma sia il ministro Lorenzin che gran parte delle Regioni interessate premono affinché sia evitato anche l’aumento dei ticket sulle prestazioni sanitarie. Su questo punto nonostante ci sia un accordo di massima nel Governo sembra, però, che non siano ancora state individuate le risorse necessarie per scongiurare il pericolo.

Ma le risorse, fanno notare dai sindacati, mancano anche per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga, per evitare il taglio dei lavoratori pubblici e per scongiurare quello delle agevolazioni fiscali. Da un rapido calcolo, quindi, sembra che per la realizzazione dei punti che sono quelli più caldi per l’intera classe politica occorrerebbero circa 8-10 miliardi di euro rispetto al testo originale. La lotta contro il tempo per trovare i fondi necessari è appena iniziata.