1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

La Legge di Stabilità? Una manovra a somma zero

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

All’indomani della presentazione della prima Legge di Stabilità firmata dal Governo Renzi, gli esperti della materia continuano ad analizzare i provvedimenti adottati dall’esecutivo capitano dal numero uno del Partito Democratico.

Per alcuni, come Gianni Bottalico, Presidente nazionale delle Acli, la Legge di Stabilità sottovalutata la priorità della lotta alla povertà. Per ovviare a questo, secondo Bottalico andrebbe introdotto il reddito di inclusione sociale.

“La Legge di Stabilità è una manovra a somma zero, gli sgravi fiscali saranno annullati dai tagli ai servizi pubblici locali”, dichiara il presidente delle Acli, secondo cui i limiti evidenti della Legge di Stabilità sono due: “non segna una svolta, una presa di distanza dalle politiche di austerità che soffocano l’economia, e molti dei suoi aspetti positivi in termini di sgravi fiscali per il lavoro, per le famiglie con figli e le imprese, rischiano di essere annullati dall’effetto dei tagli al welfare o dall’aumento dell’imposizione fiscale, cui vengono costretti gli enti locali”.

La richiesta netta e forte al Governo Renzi da parte delle Acli è dunque quella di “ritirare i tagli alla spesa sociale e di fare la propria parte per ricomporre un quadro di lealtà istituzionale fra i vari livelli di Governo”.

Bottalico evidenzia come “al cittadino non viene alcun beneficio reale se il Governo attua degli sgravi fiscali e li finanzia imponendo dei tagli lineari agli enti locali, che finiranno per annullare gli effetti positivi della manovra in termini di tagli al trasporto pubblico locale, al diritto allo studio, alla sanità ed all’assistenza”.

In un contesto congiunturale difficile ormai da diversi anni, con il rischio deflazione reso ancor più concreto dalle ultime rilevazioni di Istat ed Eurostat, a detta del Presidente delle Associazioni cristiane lavoratori italiani “serve il coraggio di una svolta, allentando il deficit di almeno un punto in più di quello indicato dal Governo”.

L’allentamento consentirebbe così di usare tali risorse per “aiutare la domanda interna, rendere più flessibile il patto di stabilità per i Comuni e finanziare una misura nazionale di contrasto alla povertà assoluta”.

Richiesta palesata e sostenuta anche dall’Alleanza contro la povertà in Italia, un ampio cartello di associazioni che ha proposto all’Esecutivo l’introduzione del reddito di inclusione sociale, indicato anche con l’acronimo REIS, a partire dal 2015.