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Legge di Stabilità: giudizio severo da Corte dei Conti e Banca d’Italia

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Duro ma veritiero l’intervento del presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri che, in occasione dell’audizione sulla Legge di Stabilità davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, ha  richiamato tutti alle proprie responsabilità. Il parere di Squitieri sulla manovra finanziaria non è stato dei più positivi. Ha evidenziato, infatti, come al momento sussistano gravi rischi ed incertezze su quelle che sono le modalità di intervento per ridurre il cuneo fiscale che, così come sono state progettate, comporterebbero “problemi distributivi e di equità” del tutto inaccettabili.

  A fare eco alla posizione di Squitieri c’è quella di Banca d’Italia. Per Via Nazionale la riduzione delle imposte – pensata secondo quelli che sono stati i dettami della Comunità europea – privilegia sia la produzione industriale che il lavoro ma, al contempo, Palazzo Koch ritiene che sia troppo limitata rispetto alle reali esigenze del Paese. Nonostante ciò, sia da Banca d’Italia che dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, sono arrivati i complimenti per i timidi segnali di ripresa dell’economia italiana.

Il giudizio negativo della Corte dei Conti non si ferma qui. Ci sarebbe infatti il concreto rischio di un ulteriore aumento delle imposte, con particolare riferimento alla Tasi, soprattutto se si decidesse di lasciare effettivamente ai comuni la decisione di poter alzare l’imposta fino al tetto massimo ipotizzato dalla Legge di Stabilità. Per scongiurare ciò, Squitieri ha auspicato che ci sia un grande sforzo del Governo volto a tagliare le spese e a recuperare le risorse finanziarie indispensabili per non aggravare ulteriormente la situazione economica dei cittadini italiani. Anche Federico Signorini, vicepresidente di Banca d’Italia, ritiene che per quanto riguarda le imposte sulla casa sia possibile fare di più cercando di migliorare una legge che è di per sé penalizzante.

Ancora a proposito della Legge di Stabilità, nella relazione della Corte dei Conti viene sottolineato come uno dei primi punti sui quali intervenire debba essere la lotta al declino del sistema produttivo italiano. Squitieri non nega che il Governo abbia fatto già molto in proposito ma ritiene che l’attenzione vada sempre mantenuta alta e che, nel complesso, siano necessari più fondi per riuscire a migliorare la situazione della produzione industriale sempre più drammatica. Come anche quella della disoccupazione che ha ormai raggiunto livelli inaccettabili. In questo quadro la Corte dei Conti vede abbastanza lontano il traguardo di un deficit pubblico sotto la soglia del 3% del Pil, come anche Banca d’Italia, che reputa perciò fondamentale da parte del Governo un ulteriore taglio alle spese, in particolare quelle della Pubblica Amministrazione.

Squitieri, a conclusione del suo intervento, ricorda che la soluzione a crisi e a taglio della spesa non è da ricercare nella riduzione dei dipendenti pubblici, così come viene indicato da diversi organi di stampa. La qualità dei servizi primari ai cittadini infatti non deve risentire di anni di spese incontrollate. Inoltre, secondo il presidente della Corte dei Conti, una tipologia del genere di taglio delle spese non può essere replicata all’infinito; per sanare la situazione del debito pubblico italiano occorrono interventi strutturali importanti che vadano a modificare alla radice certe consuetudini. Serve uno sforzo maggiore per salvare il Paese: è questa la conclusione di Squitieri.