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Lega vuole blindare MPS con nuovi soldi pubblici. Di Maio ‘terrorizzato’, non ci sta

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L’eterna spina nel fianco dell’Italia rappresentata dal sistema bancario provoca una nuova spaccatura tra la Lega di Matteo Salvini e il M5S di Di Maio. L’eterna domanda che si ripresenta …

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Luigi Di Maio “è terrorizzato” dalla possibilità che lo Stato sia costretto a intervenire di nuovo per mettere in sicurezza MPS, erogando a favore della banca senese nuovi soldi pubblici. D’altronde l’istituto rimane osservato speciale della Bce, come dimostra la lettera appena ricevuta da Francoforte. Lettera, tra l’altro, che sarebbe stata inviata anche a tutte le altre banche italiane  e dell’Eurozona, con tanto di raccomandazione di azzerare gli NPL entro il 2026.

E così l’eterna spina nel fianco dell’Italia rappresentata dal sistema bancario provoca una nuova spaccatura tra la Lega di Matteo Salvini e il M5S di Di Maio. L’eterna domanda che si ripresenta puntualmente è la stessa: usare o no i soldi pubblici per salvare gli istituti in difficoltà?

Delle paure di Di Maio, parla oggi un articolo di Repubblica, secondo cui il vicepremier e leader del M5S sentirebbefranare il terreno sotto i piedi: il reddito non decolla, un intervento pubblico per Mps sponsorizzato dalla Lega sembra alle porte. Sul vertice Consob il braccio di ferro è durissimo. Tutto resta appeso a un filo“.

Cruciale è il vertice politico di stamattina, che riunirà Di Maio, Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte. Obiettivo: trovare l’accordo sul decretone, in vista del Consiglio dei Ministri, in calendario più tardi in giornata, per sfornare finalmente le misure chiave dell’esecutivo giallo-verde: reddito di cittadinanza e quota 100.

Fonti di attrito tra il M5S e la Lega, riporta La Repubblica, sono anche le due misure: “sul decretone è battaglia tra Movimento e Lega sulle coperture. Mancano quelle per il reddito, fa filtrare la Lega. Non sono sufficienti quelle per riformare la Fornero, sussurrano dal Movimento. L’ultima parola spetta a Tria, mentre Di Maio fa sapere di non essere disposto a tollerare ulteriori rinvii”.

Ma Di Maio non tollererebbe neanche l’opzione di ricorrere ai soldi pubblici per blindare le banche.

“Il ministro dello Sviluppo economico è terrorizzato da qualsiasi ipotesi che comporti la ricapitalizzazione o comunque l’intervento statale in supporto agli istituti bancari in difficoltà”. E “il sospetto è che Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini puntino a una nuova, consistente iniezione di soldi pubblici per blindare Mps e Carige dopo l’allarme lanciato dalla Bce sulle coperture dei crediti deteriorati”.

A parte il caso Carige – che mette tra l’altro in evidenza tutte le contraddizioni di Di Maio, che è arrivato giorni fa ad auspicarne la nazionalizzazione la nuova ma in fondo eterna patata bollente è proprio MPS. A dispetto dalla ricapitalizzazione precauzionale di cui ha beneficiato, e dunque dei soldi pubblici che sono stati già iniettati dallo Stato, la banca senese non versa affatto in buone condizioni.

La situazione è tale che un altro articolo de La Stampa presenta i nuovi tagli al personale e agli sportelli, come i nuovi fantasmi che assillano l’istituto.

La colpa stavolta sarebbe più che altro dei fondamentali economici dell’Italia, visto che il piano di ristrutturazione per MPS che è stato approvato dalla Commissione europea, dopo le le lunghe trattative tra il governo, la banca e Bruxelles,  si basa su uno “scenario economico macroeconomico di riferimento per fissare gli obiettivi” dell’istituto.

“Eccoli – scrive La Stampa – crescita all’1% nel 2018 e allo 0,9% nel 2019, inflazione che si avvicina lentamente all’obiettivo del 2%, tassi di rifinanziamento Bce ancora piatti per l’anno in corso. E soprattutto uno spread (150 punti base per lo scorso anno e 143 per il 2019), che a oggi appare molto lontano“.

Tutte premesse che al momento sembrano incise più nella favola di Alice nel Paese delle Meraviglie, almeno per quanto riguarda quest’anno. Se in qualche modo le stime per il 2018 sono state sfiorate, quelle del 2019 sanno infatti più di “Mission Impossible”. La Stampa fa notare che lo scenario “è assai più incerto per il 2019, con i forti timori di recessione globale e le incertezze sull’economia italiana”.

“Di certo – continua l’articolo – non sarà allineato lo spread (e questo anche per il 2018), che è stato per buona parte dell’anno, da maggio in avanti, nell’area dei 300 punti base – il doppio di quanto previsto nel piano – e adesso viaggia sopra i 260 punti.  Mentre il dato di 143 per l’anno in corso viene giudicato ‘irrealistico’ al momento dagli analisti”.

Proprio lo spread secondo il quotidiano giocherà un ruolo decisivo nel possibile successo o insuccesso del piano di MPS, “dato l’impatto sul conto economico e sul patrimonio delle sue oscillazioni”.

Intanto, il governo sarebbe al lavoro anche per individuare il matrimonio perfetto per MPS.

Ieri il Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni, ha caldeggiato l’ipotesi di dar vita a un terzo polo bancario che vada ad aggiungersi alle due big Intesa Sanpaolo e Unicredit.

I nomi che da tempo circolano sono quelli di Ubi banca e Banco BPM, ma anche Bper.