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Le tristi note del fado risvegliano la paura. Bond portoghesi sotto pressione. Interviene la Bce

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Sulle tristi note del fado torna a far paura la Periferia d’Europa. Si riaffaccia la pressione sui titoli di Stato del Portogallo. Il rendimento dei titoli decennali portoghesi è balzato al 7,59%, con lo spread rispetto al corrispondente bund tedesco, che si è riportato sui massimi dal 30 novembre scorso. Il rendimento del titolo portoghese a 5 anni ha aggiornato il massimo dall’introduzione dell’euro. Lisbona continua ad essere guardata con sospetto dal mercato. E’ il debito del Paese che fa venire i brividi agli investitori preoccupati che prima o poi anche il Portogallo possa uscire con il cappello in mano e fare la stessa fine di Grecia e Irlanda ossia chiedere di avere accesso al pacchetto di aiuti targato Fmi-Unione europa. “È solo la generale situazione di incertezza relativa al Portogallo. Negli ultimi giorni il Bund ha visto un rally e stiamo assistendo a un ulteriore flight-to-quality dalle periferie”, osserva un trader.


“Ieri si è assistito a un ampliamento degli spread rispetto ai livelli delle sedute immediatamente precedenti, in cui le Periferie si erano mosse bene”, spiega un secondo operatore, segnalando che oggi è poca la liquidità sul mercato e basta poco per muoverlo. “Questa mattina comunque mentre il resto della Periferia stava stringendo, solo il Portogallo è tornato ad essere sotto pressione, un movimento che è iniziato una settimana fa con il sindacato che ha visto schizzare i rendimenti”, aggiunge. Da Bruxelles seguono con apprensione gli sviluppi a Lisbona. Una fonte della zona euro ha ammesso che ieri gli Stati membri si sono detti sempre più preoccupati relativamente alla capacità del Portogallo di autofinanziarsi sui mercati: credono che ci sarà bisogno di un salvataggio ad aprile. “Se ci fosse un panico generalizzato vedremmo un movimento allargato a Spagna, Irlanda e Grecia, mentre invece solo il Portogallo è sotto pressione”, argomenta un terzo trader a Londra ricordando che ad aprile si aggiungerà il fattore incertezza politica con il presidente del Portogallo che potrebbe essere sfiduciato.

Una maggioranza dei Paesi dell’Eurozona e la Banca centrale europea sarebbe di nuovo quindi in pressing su Lisbona perché chieda aiuti finanziari al Fondo della Ue e al Fondo monetario internazionale. Le pressioni sul Portogallo perché chieda rapidamente aiuti tendono ad evitare che la Spagna venga a trovarsi in una difficile situazione. Per il momento, il governo portoghese ha rifiutato anche solo di considerare questa eventualità. In effetti le banche lusitane sono solide e in Portogallo è già stato avviato un piano per ridurre il deficit nel 2010 al 7,3% (nel 2009 era stato del 9,3%) ed al 4,6% nel 2011.


Eppure tutto questo non convince. “Ieri il Bund ha rotto al rialzo i livelli di trading range nel quale si era mosso e questo è il risultato” dice un trader di titoli italiani. “È molto difficile vedere un restringimento degli spread. L’idea è che il Portogallo non sarà in grado di continuare a finanziarsi a questi livelli”, è l’idea di Kenneth Broux, market economist di Lloyds Bank. “C’è una crescente pressione sul Portogallo perché vada all’Ue e richieda il salvataggio”. Da Lisbona è partito un monito all’Ue: non ha capacità per rispondere all’attacco speculativo lanciato contro le economie periferiche della zona euro, tra cui la sua. Ma gli operatori reagiscono con una scrollata di spalle.


La Bce dal canto suo ha preferito non perdere tempo: è intervenuta sul mercato acquistando bond portoghesi. Secondo quanto appreso da questa testata l’Eurotower avrebbe nuovamente comprato i bond di Lisbona per allentare la tensione e il rendimento è così calato al 7,46%. Ma al di là di oggi, l’assegno che l’Eurotower avrebbe staccato per Lisbona sarebbe importante: la Banca centrale avrebbe comprato 18 miliardi di euro di titoli di Stato del Portogallo da maggio scorso. È quanto calcola Societe Generale che fa parte dei 18 primary dealer del Portogallo. La banca francese ha anche stimato che la quota delle obbligazioni portoghesi in mano alla Bce ammonta al 15% del totale del debito di Lisbona sul mercato. Secondo gli esperti dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo l’idea di lanciare una ciambella di salvataggio al Portogallo non sarebbe peregrina. “La situazione portoghese appare ad alto rischio, vista l’elevata dipendenza dai capitali esteri per la copertura del fabbisogno finanziario pubblico e privato, e sarebbe opportuno intervenire tempestivamente anche per limitare i danni alla stabilità del suo sistema bancario e, indirettamente, per allentare la pressione sulla vicina Spagna, il cui sistema finanziario è molto esposto nei confronti dell’economia portoghese”.