Le trattative per il piano salva-Dublino ripartono dall’Ecofin: salvagente da 100 mld

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La giornata più difficile per la moneta unica dalla crisi di maggio potrebbe non essere ancora stata vissuta. Forse. La prima scintilla è stata scoccata. L’attacco ai debiti sovrani e il rischio crac di Irlanda e Portogallo sta mettendo come non mai a dura prova la tenuta dell’intera zona euro. Tanto che il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, non ha usato giri di parole per descrivere la difficoltà del momento: “Dobbiamo lavorare tutti insieme per permettere all’Eurozona di sopravvivere. Perché se l’Eurozona non sopravviverà anche l’Unione non sopravviverà”.


Dichiarazioni che risuonano con evidente drammaticità. Nella tarda serata di ieri il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker è tornato a ribadire pieno appoggio a Dublino, ma a patto che lo faccia in fretta. “Nei prossimi giorni” l’Irlanda “deve formarsi un’opinione definitiva” se chiedere o meno un intervento europeo, ha spiegato Juncker. Il negoziato con Commissione, Bce e Fondo monetario sarà “breve” e riguarda le misure l’intervento “per fronteggiare rischi di mercato” mirato in particolare sulle banche. Per ora è “potenziale”, ma l’attesa è che effettivamente l’intervento ci sarà.

Il Fondo Monetario Internazionale è pronto a partecipare agli sforzi delle autorità europee per l’Irlanda “al fine di identificare il modo migliore di fornire, se necessario, un aiuto che consenta di contenere i rischi sui mercati”. Recita la nota del Fondo, sottolineando che “su richiesta delle autorità irlandesi, un team del Fmi parteciperà a una consultazione breve e mirata, insieme con la Commissione Europea e la Bce, per identificare la strada migliore” per aiutare l’Irlanda se sarà necessario.


Secondo le ultime indiscrezioni il governo di Dublino starebbe trattando per attivare un pacchetto di aiuti che potrebbe arrivare a quota 100 miliardi di euro, di cui metà a sostegno delle banche e metà dei conti pubblici su cui pesa un deficit del 32 per cento. Ieri le discussioni tra i 16 ministri finanziari dell’Eurogruppo si è chiuso con un nulla di fatto, ma le manovre sono in corso. E le “trattative” proseguiranno oggi in forma allargata ai 27 ministri dell’Ecofin.


Non è facile per Dublino svendere la sovranità nazionalità. La partita si gioca sul terreno fiscale, su quell’aliquota del 12,5% per le imposte societarie, che ha attirato nell’ultimo decennio aziende da tutto il mondo. L’idea di un commissariamento europeo, come già visto in Grecia, non è cosa gradita a Dublino. Ma il tempo corre veloce, la speculazione sulle Borse rischia di surriscaldare una situazione che rischia di diventare insostenibile. 

 Le preoccupazioni non riguardano solo l’Irlanda, bensì l’intera zona euro. Bisogna evitare che la febbre irlandese contagi altri Paesi. A partire dal Portogallo, la cui situazione sembra aggravarsi di giorno in giorno, per arrivare alla Spagna e agli altri Paesi con un elevato debito pubblico. Senza contare che la situazione della Grecia appare ancora molto fragile, con una recessione che persiste e con i conti pubblici ancora fuori controllo.

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