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Le sfide del 2017: 5 eventi positivi e 5 minacce che incombono nei prossimi 12 mesi

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Anche quest’anno non mancheranno le insidie sul cammino dei mercati. Dopo la Brexit e la vittoria di Trump che hanno caratterizzato lo scorso anno, quest’anno i fari del mercato saranno rivolti a come il neo presidente degli Stati Uniti implementerà i propri programmi. Inoltre nel vecchio Continente focus sulle prossime tornate elettorali, in particolare la Francia con il rischio di una vittoria della Le pen.

Guardando ai prossimi 12 mesi riportiamo un’analisi del Global Strategist di AllianzGI, Neil Dwane, che ha preso in considerazione 10 eventi ipotetici – fra cui una soft Brexit, l’ascesa dei green bond e la vittoria di Marine Le Pen in Francia – che potrebbero influire sull’andamento economico e dei mercati globali.

I 5 “good events”

Progressi dell’Europa. Dopo un anno di fuoco per la politica europea – a cominciare dal voto a sorpresa a favore della Brexit per finire con lo scoraggiante “no” al referendum italiano – i timori di “dis-integrazione” dell’Unione alla fine potrebbero rivelarsi fuori luogo. Se le elezioni che si terranno in vari Paesi del vecchio continente nel 2017 delineeranno un percorso costruttivo, le tensioni politiche potrebbero scemare. L’Europa potrebbe fare progressi e si rafforzerebbe la fiducia in una soft Brexit. Tale contesto favorirebbe l’aumento di investimenti e occupazione, altro passo importante verso l’unità europea. Le basse valutazioni, unite ai minori rischi politici, potrebbero allora favorire la generazione di rendimento sul fronte azionario.

Decollo dei green bond. Nonostante Trump favorisca il ritorno verso una politica energetica basata su carbone e petrolio, le iniziative intraprese su scala globale per migliorare la qualità della crescita economica futura potrebbero accelerare notevolmente grazie ai green bond. Questi titoli, emessi da governi e aziende, destinati ad investitori sensibili al tema della sostenibilità, promuovono la riduzione dell’inquinamento, oltre a sistemi idrici ed energetici più puliti. Mentre negli Stati Uniti gli scettici mettono in discussione l’idea del cambiamento climatico, aziende e investitori potrebbero unire le forze per sostenere soluzioni meno dannose per l’ambiente, come quelle a idrogeno o a basse emissioni di carbonio. Per l’Europa, la Cina potrebbe avere un ruolo trainante.

Maggiore crescita globale grazie agli stimoli fiscali. La consapevolezza che i tassi di interesse negativi siano stati un errore politico, ha portato alla richiesta di maggiori stimoli fiscali a livello globale. Tali misure potrebbero allentare le tensioni tipiche di un contesto di mercato distorto da tassi di interesse prossimi allo zero. In Europa o negli USA, il populismo potrebbe essere combinato con un aumento della spesa per investimenti, per incentivare l’attività economica dopo un periodo di austerità estenuante e ridurre i deficit. Un percorso che potrebbe favorire gli investimenti e ridurre la disoccupazione nel quadro di un miglioramento della fiducia.

Escalation dei consumi in “Cindia”. Con la transizione dell’economia cinese verso un modello basato sui consumi e i movimenti di riforma in atto in India e Indonesia, stiamo assistendo alla nascita della “Cindia”, un nuovo mercato di 4 miliardi di consumatori. Nei prossimi anni i redditi dovrebbero crescere rapidamente nel sud-est della regione asiatica, che sta vivendo il suo American dream. I brand globali potrebbero perdere terreno a favore di marchi locali più accessibili, ma con la crescente globalizzazione, il mercato sembra seguire le orme di Giappone e Corea, chiedendo prodotti di qualità.

Gestione attiva e generazione di alpha. Dopo un anno complessivamente difficile per la generazione di alpha, i gestori attivi potrebbero ricominciare ad offrire ai clienti un servizio caratterizzato da un pricing migliore ed una performance più trasparente, allineando i costi agli obiettivi di investimento. Allo stesso tempo, i cosiddetti free cost degli investimenti passivi potrebbero risentire della volatilità, che tende ad ampliare gli spread, alzare gli interessi passivi ed accentuare illiquidità e concentrazione delle posizioni, tutti elementi che potrebbero erodere i rendimenti dei prodotti indicizzati. Gli ulteriori sforzi volti a controllare l’high-frequency trading e aumentare l’imposizione fiscale sulle operazioni finanziarie, nonché i cambiamenti normativi introdotti dalla MIFID 2, potrebbero comportare un ulteriore aggravio dei costi: tutto ciò evidenzierebbe quindi i vantaggi di una valida gestione attiva.

I 5 “bad events”

Protezionismo di Trump. Tenendo fede alle promesse elettorali, Trump potrebbe introdurre politiche commerciali volte a “rendere grande l’America”, ma a spese di tutti gli altri. Potrebbe quindi essere rinegoziato il NAFTA, con un danno per il Messico, conseguenze drammatiche per un Venezuela già al collasso e ripercussioni in Brasile, ormai al terzo anno di recessione. Il rafforzamento del dollaro, ironicamente, complicherebbe la vita a Trump, che potrebbe quindi prendere di mira i principali esportatori verso gli Stati Uniti: Cina, Giappone, Corea del Sud e Germania, con effetti negativi per tutti i Paesi asiatici.

Proseguono le tensioni in Medio Oriente. Nel 2017 la situazione in quest’area potrebbe addirittura aggravarsi. Se la lotta contro lo Stato Islamico potrebbe essere condotta in modo più efficace, il recente tentativo di golpe in Turchia, la presenza curda nella regione, il caos in Egitto e in Libia e l’inasprimento dei rapporti fra USA e Iran non lasciano ben sperare. Sembra tuttora probabile una nuova Guerra dei trent’anni fra Sunniti e Sciiti. Gli investitori non devono dimenticare che tali sviluppi potrebbero favorire un aumento del prezzo del petrolio.

Un altro inverno polare a causa del “minimo solare”. Numerosi meteorologi si concentrano sulle rotazioni di El Niño e La Niña nel Pacifico, ma il clima e le temperature globali dipendono anche dal sole, e quest’inverno le radiazioni e il numero di macchie solari potrebbero scendere ai minimi storici. Pur essendosi verificato in un periodo di grande abbondanza per l’agricoltura, l’ultimo El Niño ha inaridito molte aree coltivabili a livello globale, rendendole vulnerabili ad un inverno polare, con possibili danni per i prossimi raccolti. La Niña questa volta tarda ad arrivare, facendo temere un rincaro dei generi alimentari che alimenterebbe ulteriormente il ciclo reflazionistico.

Banche Centrali perdono credibilità.  Nel 2016 le Banche Centrali hanno perso credibilità alla luce della scarsa efficacia delle politiche di tassi di interesse negativi in Giappone e in Europa. Ora che il Giappone sceglie di assoggettare la politica monetaria a quella fiscale, i tassi di interesse potranno forse rimanere bassi, ma la politica monetaria potrebbe cominciare ad assecondare qualsiasi desiderio dei governi in materia fiscale. L’Europa di per sé non può intraprendere questa strada, ma, con i rischi ancora legati alle banche insolventi dell’Eurozona, la BCE farà tutto il possibile per sostenere la crescita economica. Yen ed euro dovrebbero rimanere deboli finché il dollaro non invertirà la rotta.

Successo di Marine Le Pen. Dopo lo choc dei referendum nel Regno Unito e in Italia, l’Europa potrebbe essere scossa dall’elezione di Marine Le Pen alla presidenza francese. Le Pen attuerebbe una politica ostile all’UE, anche se probabilmente il parlamento si troverebbe in una situazione di stallo. Senza la collaborazione della Francia, l’Europa rimarrebbe paralizzata, ostaggio del populismo che imperversa in tutto il continente, confuse dalle complessità della Brexit e innervosita dall’indifferenza di Trump. Le premesse per indebolire ulteriormente la NATO ci sarebbero tutte.