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Le prossime mosse delle banche centrali mondiali: come agiranno Fed e Bce?

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Lebanche centrali mondiali e le loro future mosse rimangono sempre un tema di
attualità sui mercati. Alcuni esperti degli investimenti di Natixis Global
Asset Management
discutono se la conclusione del programma di acquisti da parte
della Fed, prevista per ottobre, possa provocare agitazione sui mercati
(cosiddetto “taper tantrum”) e le tempistiche con cui la Fed potrebbe aumentare
i tassi. Anche la Banca d’Inghilterra è prossima all’aumento dei tassi? Quali
sono le implicazioni per gli investitori?

“Come
evidenziano i nostri esperti, esistono ancora delle incertezze legate alle
politiche monetarie della varie banche centrali – sottolinea Antonio Bottillo, amministratore
delegato per l’Italia di Natixis Global Asset Management. L’aumento dei tassi
di interesse da parte della Fed, cosi come l’eventualità di ulteriori misure
straordinarie da parte della Banca centrale europea di Mario Draghi potrebbero
condizionare l’andamento dei mercati. Per questo consigliamo ancora una volta
all’investitore di assicurarsi che il proprio portafoglio sia costruito in modo
da saper navigare attraverso differenti contesti di mercato”. Bottillo rimarca che “l’analisi del rischio, investimenti
guidati da benchmark personali e l’aiuto di consulenti e promotori finanziari
esperti e affidabili sono alcuni degli elementi che aiutano a non farsi
sopraffare dall’emotività e a raggiungere i propri obiettivi di investimento”.

Ecco
un estratto (dedicato solo alla Fed e Bce) dell’analisti condotta da Natixis Global Asset Management relativa alla politica monetaria delle
principali banche centrali.

 La
politica accomodante della Fed sembra avere i giorni contati

yellen, Fed“Prevediamo
che la fine del programma di acquisti di obbligazioni della Federal Reserve il
prossimo ottobre avrà un impatto
contenuto sui mercati nel complesso”. E’ di questo parere Michael
Gladchun, fixed income trader Loomis, Sayles & Company. “La fine del
programma è stata menzionata molto chiaramente dal Federal Open Market
Committee (Fomc). Pertanto è da tempo che i mercati ne prevedono la fine per
questo autunno. Il cosiddetto “taper tantrum” dell’anno scorso non ha
mai implicato l’aggiustamento dei mercati alla prospettiva di un rallentamento
progressivo degli acquisti di asset. Era piuttosto la preoccupazione di una
conclusione prematura del programma a caratterizzare gli investitori.

Secondo
Philippe Waechter, capo economist di Natixis Asset Management, il tempismo è
tutto. “La sfida principale per la Fed nel passaggio verso la normalizzazione
della propria politica monetaria sarà quella di evitare che si ripeta la
situazione del 1937-1938 quando, dopo alcuni anni di forte crescita, la sua
politica venne normalizzata e l’attività economica crollò”, osserva Waechter
aggiungendo che “più recentemente, si ricorda il rallentamento del mercato
immobiliare statunitense del 2013 intervenuto successivamente all’aumento dei
tassi sui mutui a seguito al discorso al Congresso dell’allora Presidente della
Fed, Ben Bernanke, nel maggio 2013. Occorre quindi chiedersi se la Fed possa
effettivamente correre questo tipo di rischio se dovesse procedere troppo
velocemente.

Bce:
quali prospettive?

eurozona, BceA
giugno l’Eurotower ha ridotto allo 0,15% il tasso sulle operazioni di
rifinanziamento principali, toccando il -0,10% per il tasso sui depositi. “Tali
tassi rimarranno invariati fino alla fine del 2016 ed è probabile che saranno
estesi fino al dicembre 2018 – osserva
Waechter – L’obiettivo è quello
di stabilizzare il mercato monetario e contenere le aspettative di rialzo dei
tassi di interesse a lungo termine. Questa strategia, volta a mantenere i tassi
di interesse bassi per un lungo periodo, riflette le deboli prospettive di
crescita (confermate dai dati sul tasso di crescita per il secondo trimestre)
ed un tasso di inflazione molto basso con il rischio di deflazione. La Bce non
può che essere accomodante per un periodo di tempo “molto esteso”.

Inoltre,
l’istituto guidato da Mario Draghi lancerà un nuovo programma di iniezione di
liquidità da €400 miliardi che è legato a prestiti bancari a favore di
operatori economici non finanziari (imprese), con l’esclusione dei mutui.
L’obiettivo, ricorda Waechter, è quello di aumentare l’erogazione di
finanziamenti alle imprese. La Bce sta cercando di aumentare la domanda interna
utilizzando tale strumento. Nel 2015-2016 il volume di liquidità associata a
tale strumento (Targeted Long-Term Refinancing Operations) potrebbe
potenzialmente aumentare. Si prevede attualmente che tale operazione cesserà
alla fine del 2018. Si tratta quindi di un programma a lungo termine.