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Le parole di Berlusconi affossano ulteriormente Unicredit

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Alle 16 e 24 di ieri i primi flash di agenzia mettono assieme le parole «Berlusconi» e «nazionalizzazione» e si vede netta la caduta del titolo Unicredit. Già sul filo teso dell’euro per tutta la giornata, la banca guidata da Alessandro Profumo perde il 4% solo nell’ultima ora di contrattazioni e finisce in ribasso del 6,39% a 0,98 euro. Smentite e precisazioni arriveranno mentre gli ordini di vendita ancora volano e, almeno per ieri, non serviranno a nulla. Ancora una volta il mercato, infatti, sfoga il suo nervosismo proprio sul titolo che per una serie di motivi – esposizione all’Est europeo in primis – pare diventato una sorta di parafulmine Da inizio anno a oggi il titolo ha perso poco meno del 40%. I grandi banchieri che domani a Milano ascolteranno il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi all’appuntamento annuale del Forex, sono infatti alle battute finali per quei Tremonti-bond sulle cui condizioni hanno trattato duramente. Le banche italiane sono abbastanza in salute da poter negoziare con il governo, sebbene quando le obbligazioni sottoscritte dal Tesoro e destinate a rafforzare i loro patrimoni arriveranno difficilmente se ne troverà una che non le accetterà: così facendo rischierebbe di trovarsi in svantaggio rispetto ai concorrenti. Ieri sera il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha detto di sperare che proprio oggi «arrivi l’ok definitivo di Bruxelles» ai bond, «titoli mirati a mantenere il finanziamento delle imprese». Nel secondo round che si sta decidendo davanti alla Commissione europea potrebbe scomparire il tasso di interesse progressivo che penalizzava soprattutto le banche che rimborsavano dopo pochi anni, sostituito da un tasso fisso per alcuni anni che dovrebbe essere all’8,5%.