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Le implicazioni della rivalutazione dello yuan (fondionline.it)

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Richard Batley, economista di Schroders Investment- pur mantenendo un outlook positivo sugli effetti delle decisione della PBOC- sostiene che bisognerà prestare molta attenzione all’impatto inflazionista sui prezzi all’importazione negli Usa.
Richard Batley, chief economist di Schroders Investments, sostiene che la rivalutazione della valuta cinese decisa dalla Popular Bank of China il 21 luglio, aggiunge due nuovi elementi di incertezza al mercato internazionale delle divise. In primo luogo, il manager sottolinea l’impossibilità di conoscere il paniere utilizzato dalla Banca Centrale cinese per determinare la quotazione della valuta domestica. Una rapida analisi della bilancia commerciale cinese, suggerisce che tale basket sia costituito per il 20% da dollari, euro e yen, e per la restante quota dalle altre divise dei paesi dell’area asiatica. In secondo luogo, il rapporto di cambio con il biglietto verde sarà stabilito sulla base di comunicazioni quotidiane (ricordiamo che in passato il cambio yuan/ dollaro era ancorato al livello di 8,27 yuan per Usd).

Lo chief economist della casa di investimento britannica si aspetta che le nuove condizioni imporranno alla Banca Centrale cinese di innescare un processo che porterà ad una graduale rivalutazione dello yuan ( cosiddetto ‘crawling peg’). ‘ Ci aspettiamo una rivalutazione dello yuan nell’ordine del 5% durante la seconda metà del 2005 ‘, ha sostenuto Batley. Inoltre, il manager si aspetta che si verifichino progressive rivalutazioni della stessa magnitudine in futuro. Il mercato dei future sul cross yuan/ dollaro sta già scontando una rivalutazione del 7,5% della divisa cinese per i prossimi dodici mesi (che porterebbe il dollaro a 7,645 yuan). La Banca centrale malese è stata l’unico istituto di credito asiatico a reagire prontamente all’annuncio delle autorità di Pechino. La Malesia ha abbandonato il cambio fisso del ringgit rispetto al dollaro, per assicurare la permanenza della valuta domestica all’interno di un range non lontano dal fair value.

La rivalutazione del 2,1% decisa dalla Popular bank of China, è una decisione che non intacca la competitività dei prodotti cinesi. Secondo Batley, anche una rivalutazione del 5% non riuscirebbe ad intaccare la competitività delle merci cinesi in termini di prezzo. L’economista evidenzia che numerosi esportatori cinesi di manufatti, sono perfettamente integrati nel sistema produttivo statunitense e, in molti casi, possiedono degli stabilimenti negli Stati Uniti. L’insieme di questi fattori sfocia nella produzione di beni caratterizzati da un anelastic price, che si traduce in scarsi vantaggi per la bilancia commerciale statunitense.

Batley sostiene che l’impatto della rivalutazione dello yuan sarà quasi nullo sugli acquisti di Treasury bond realizzati dalla Popular Bank of China. Al contrario, le influenze del caso potrebbero farsi sentire sulle oscillazioni future del tasso di inflazione statunitense. La quota cinese di importazioni statunitensi ammonta – stando ai dati diffusi dal Bureau of Labour Statistic – al 12% del totale. Il calcolo dell’impatto inflazionista sui prezzi all’importazione ascrivibile ad una rivalutazione dello yuan del 5%, ammonta allo 0,6%. Il manager sostiene che l’impatto è rilevante perché riguarda una variabile (i prezzi all’importazione dei beni cinesi) che ha svolto un ruolo importante nel contenimento dell’inflazione Usa.

Lo strategist di Schroders è convinto che la scelta della Banca Centrale cinese rappresenta una decisione ragionevole ed intelligente. Secondo il manager, la probabile incertezza aggiuntiva di breve periodo sul mercato dei cambi sarà adeguatamente ricompensata dalla lungimiranza dimostrata dalle autorità di Pechino nel voler ridurre i rischi di un futuro overheating dell’economia locale, e di un conseguente hard landing. Infine, Batley sottolinea che l’annuncio della Pboc ha contribuito ad allentare la tensione politica tra gli Stati Uniti e la Cina. A cura di www.fondionline.it