Le elezioni italiane e l'approccio al mercato obbligazionario

Inviato da Riccardo Designori il Gio, 07/03/2013 - 16:35

Di seguito pubblichiamo un commento sul mercato obbligazionario elaborato dal team di Hedge Invest. Gli esperti della società di gestione del risparmio indipendente, specializzata nella creazione e gestione di fondi di fondi hedge, si aspettano nel breve ancora delle fasi di volatilità favorite dalle difficoltà congiunturali del Vecchio Continente, tuttavia nel medio/lungo termine sono molto positivi sia sui titoli di Stato italiani che su quelli degli altri paesi periferici. Alla base del loro giudizio la possibilità che nei prossimi mesi questi Paesi vivano una profonda fase riformatrice. Elemento che, a loro avviso, in Italia dovrebbe essere portato avanti dal Movimento 5 Stelle capeggiato da Beppe Grillo.




Nonostante la tornata elettorale si sia conclusa senza una chiara maggioranza, la buona notizia che i mercati e gli operatori esteri hanno sottovalutato che l'ingresso in Parlamento di una formazione come quella del Movimento Cinque Stelle non potrà che determinare una forte spinta propulsiva per il varo di riforme, dopo decenni di sostanziale "conservazione".




Malgrado questa sotto-valutazione, il mercato non si è fatto prendere dal panico perché ,da un lato, gli operatori sono consapevoli del fatto che si arriverà comunque a formare un governo e perché ,dall'altro, è cambiata la loro psicologia rispetto agli ultimi anni.




Nel 2010 e 2011 infatti l'approccio diffuso degli operatori è stato di tipo risk on/risk off, sulla base di una visione sostanzialmente negativa che portava a puntare sul rialzo solo in presenza di notizie particolarmente positive e ad uscire poi rapidamente dall'investimento all'esaurirsi degli effetti della notizia stessa.




Ora il mercato è però meno emotivo: gli operatori hanno capito infatti che non conviene vendere in situazioni di panico perché negli ultimi 2-3 anni tutte le volte in cui è emerso un problema si è poi trovata una soluzione che ha spinto al rialzo i mercati e ha penalizzato chi era uscito.




Questa nuova attitudine si deve sostanzialmente all'impostazione del Governatore della BCE che nel luglio scorso ha espresso con chiarezza la volontà di difendere l'euro con qualsiasi mezzo, rimanendo quindi vigile e pronto ad intervenire.




Per questo la reazione dei BTP decennali è stata meno violenta rispetto alle attese e, dopo i risultati delle elezioni, il tasso decennale è salito solo fino al 5% per poi attestarsi di nuovo sotto questa soglia (4.7%/4.8%.).




Ci aspettiamo, è vero, volatilità nel breve termine dato che i fondamentali delle economie europee rimangono in fortissima difficoltà (nei prossimi mesi sono attesi dati sul deficit peggiori rispetto alle attese, fino al 10% per la Spagna, mentre Francia e Olanda probabilmente non riusciranno a rientrare nei target).




Crediamo però anche che il trend di medio lungo termine rimanga molto positivo sia sui titoli di stato italiani che sui titoli governativi degli altri paesi periferici grazie ad un'ondata di riforme in arrivo, ad una BCE sempre più attiva e a flussi di mercato in cerca di rendimenti interessanti.




Pertanto, se l'Italia troverà, come tutti si augurano, l'accordo per un governo il cui programma includa almeno alcune riforme importanti per il rinnovamento, e che abbia una durata di almeno 12 mesi, la Bce dovrebbe verosimilmente attivare entro l'estate il programma dell'OMT (acquisto di titoli di stato condizionato alla sottoscrizione di un programma) per Irlanda e Portogallo, che potrebbe essere allargato alla Spagna dopo le elezioni tedesche in autunno.




Sulla base di questo scenario, il posizionamento di investimento corretto per i prossimi mesi è quindi a nostro avviso quello di mantenere un approccio rialzista, riducendo opportunisticamente i rischi nella fasi di risk-off. In particolare, le aree di investimento che preferiamo sono quelle dei titoli governativi periferici di Portogallo, Spagna, Italia, e in misura minore di Irlanda.




Riteniamo poi che il rischio di inflazione sia molto limitato nel breve termine in ragione dell'andamento "a macchia di leopardo" dell'economia e di una produzione coerente di materie prime, nonostante nel breve/medio termine le Banche Centrali a livello globale rimangano focalizzate su politiche monetarie espansive (la BCE in modo più tacito; la Fed e, recentemente, la Bank of Japan in modo più esplicito).
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