1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3.  ›› 

Le buone aziende possono sopravvivere a un clima politico instabile?

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Da qualche tempo stiamo decidendo i nostri investimenti basandoci sul fatto che le Economie Europee stanno avendo, ed è probabile che avranno, dei bassi tassi di crescita economica. Ora è chiaro che, oltre a questa difficoltà di fondo, parte del problema è anche l’incapacità dei leader politici europei di assumere un approccio decisivo e unanime di fronte alle sfide che pone l’economia. Sembra che le agende politiche nazionali si concentrino più che altro sulla ricerca della rielezione al prossimo ciclo elettorale (fra 5-6 anni) piuttosto che sulla costruzione di un retaggio duraturo a vantaggio delle prossime generazioni. Il problema qui è che nessun esponente politico europeo viene eletto con mandato Pan-europeo, e questo crea una discrepanza tra la loro base elettorale e il ruolo a cui sono chiamati, e cioè salvare l’Europa.

Mentre questo danneggia certamente diverse aziende, ce ne sono molte altre che si stanno impegnando per espandere le proprie attività nei settori e mercati a più rapido sviluppo, e che soprattutto stanno cercando di essere quanto più possibile indipendenti dall’influenza dei governi. Per esempio la debolezza di molte aziende di servizi europee è stata in gran parte causata dalle norme più severe – un fattore che ha influenzato anche le aziende di telecomunicazioni. D’altra parte, le avversità che ha vissuto Nokia non hanno niente a che vedere con il clima politico sfavorevole, proprio come il successo di Inditex (retailer del settore abbigliamento che include il brand Zara) si deve alla qualità del prodotto e a un’efficiente catena di fornitori.

Sarebbe utile pensare a politica meno determinante, perché è sempre più impervio il sentiero che devono seguire le scelte economiche di un paese maturo. Mi chiedo se chiunque abbia scritto il libro “Una semplice guida per gestire un’economia moderna” e se qualche politico possa anche solo interpretare le regole entro un certo margine. In Europa, la tendenza è verso la crescita – ma ripetendo continuamente che il debito va tenuto sotto controllo. Tuttavia, ci sono diversi aspetti su cui porre l’attenzione nel condurre l’economia di un paese, ed è significativo che l’Europa abbia iniziato a parlare di focus sulla “crescita” piuttosto che sull'”austerity” a gennaio di quest’anno, quando l’ex presidente Sarkozy ebbe il famoso incontro con il Cancelliere Merkel: sanno che c’è bisogno della crescita – ma entrambi sono assolutamente consapevoli (come lo è il Primo Ministro UK Cameron) del pericolo di “chiedere un prestito per crescere”.

Quindi cosa può fare un’azienda di successo? Molte aziende che abbiamo attualmente in portafoglio hanno raggiunto un certo livello di crescita per effetto del trend demografico – Fresenius per esempio ha beneficiato della crescente domanda di prodotti farmaceutici e Essilor dal bisogno sempre più sentito di migliorare le prestazioni degli occhiali da vista – per giovani e anziani. L’Oreal sta avendo risultati positivi nei mercati emergenti, beneficiando anche di una maggiore domanda nei propri mercati più maturi. Deutsche Post DHL trae vantaggio dal proprio ruolo di supporto alla logistica delle aziende, le quali diventano più efficienti attivando così un ciclo “win-win”. Troppo spesso l’ossessione per la crescita del PIL nasconde le opportunità presenti sul campo – da qui il nostro tentativo di trovare investimenti in aziende che possono diventare “parte della soluzione”.

Mentre lottiamo contro un’impasse politica ed economica incredibilmente lenta e persistente, dobbiamo ricordare che le aziende su cui andiamo a investire sono informate quanto noi e sono in contatto con il mondo reale. Possono vedere l’evoluzione degli ordini molto velocemente – e noi dobbiamo saper capire quando, dove e fino a che punto cambiare i nostri orizzonti d’attesa.

Un’azienda potrebbe essere influenzata positivamente dal clima economico, ma in definitiva la politica si muove su un terreno piuttosto limitato. Ma come Repsol ha potuto vedere in Argentina con la nazionalizzazione di YPF e come le aziende del petrolio hanno visto in Venezuela, la difficoltà maggiore è spesso nei mercati emergenti meno maturi. L’Europa ha molte sfide davanti a sé e a un certo punto la maggiore tassazione potrebbe diventare un problema, ma in realtà la politica può avere un effetto molto inferiore rispetto a quanto i mercati abbiano paventato negli ultimi tempi. La crescita delle frange politiche più estremiste (di destra o sinistra) avuta in Europa negli ultimi dodici mesi potrebbe essere vista come il segno della rabbia contro la cattiva gestione dell’economia da parte degli ultimi governi. Ciò sta già portando a un approccio più proattivo alla gestione dei problemi legati alla gestione della moneta unica, e come la barzelletta dell’uomo che si perde e gli viene consigliato di “non partire da qui”, il fatto è che l’Euro esiste già e quelle strutture che avrebbero dovuto essere messe in campo prima del suo lancio, ora devono essere attuate.

Se la Grecia lasciasse l’Euro (e non credo che nessuno stia bluffando in questo dibattito), l’impatto immediato stimato dagli analisti di Citi sarà pari al 3% del PIL dell’Eurozona, ma il sollievo derivante dall’avere finalmente una soluzione sarà probabilmente superiore al peso delle perdite. Qualsiasi uscita della Grecia sarà salutata con una maggiore fiducia in una soluzione duratura al problema Euro, perché immediatamente dopo seguirà una maggiore integrazione fiscale. La politica dovrà poi fare i conti con il manuale su “come guidare un’economia moderna”, senza più pensare troppo alle singole agende politiche.