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Le Borse non aspettano il 7 dicembre, le misure di austerity di Cowen alla prova dei mercati

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Salvo ennesimi colpi di scena, Unione Europea e Fmi accorderanno all’Irlanda 85 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche e finanziare la spesa pubblica. Lo ha annunciato la rete di stato Rte. Il pacchetto aumenterà il livello di capitale nelle banche irlandesi dall’8 al 12 per cento in una misura decisa per dare fiducia agli investitori nel sistema finanziario.


Di fondi almeno una fetta da 35 miliardi sarebbe destinati alle banche. Se le indiscrezioni venissero confermate, questi aiuti sarebbero superiori a quelli ipotizzati nelle scorse settimane dal governo irlandese ed in linea con le previsioni fatte da alcuni istituti finanziari. Il governo irlandese ha, infatti, stimato lo scorso mese che il salvataggio del sistema bancario del Paese avrebbe potuto aggirarsi tra i 40 e i 50 miliardi di euro, il 32% del prodotto interno lordo dell’Irlanda.

Noccioline secondo un’analisi di Barclays Capital, convinta che il costo potrebbe lievitare a 80 miliardi di euro. E in effetti un’occhiata veloce alle dissestata situazione degli istituti “verdi” rende bene l’idea. La sola Anglo-Irish Bank avrebbe bisogno di un prestito compreso tra i 29 e i 34 miliardi di euro, a seconda della gravità della situazione. Allied Irish potrebbe avere bisogno di ulteriori tre miliardi di euro entro fine anno, che si andranno ad aggiungere ai 7,4 miliardi già stimati come necessari per la ricapitalizzazione dell’istituto di credito. Irish Nationwide Building Society avrà bisogno di altri 2,7 miliardi di euro per continuare ad operare


Bank of Ireland, in cui il governo controlla il 36%, è l’unica banca che non avrebbe bisogno di una ulteriore iniezione di liquidità e il mese scorso è riuscita a piazzare sul mercato titoli per 750 milioni di euro. Anche secondo i calcoli dell’agenzia Standard & Poor’s, che ha tagliato il rating dell’Irlanda, abbassandolo da AA- ad A, la probabilità che il governo di Dublino possa ricorrere a prestiti in misura maggiore di quanto in precedenza valutato è un’ipotesi concreta. “Il taglio di rating – afferma l’agenzia  – riflette la nostra opinione secondo cui il governo irlandese dovrà sostenere costi addizionali in relazione alle immissioni di capitale nel sistema bancario irlandese in difficoltà”.


Oggi il mercato attende di conoscere i dettagli del piano irlandese quadriennale di austerità da 15 miliardi di euro, una manovra draconiana in 150 pagine fatta per due terzi di tagli e un terzo di tasse per far scendere il deficit dal 32 per cento del Pil quest’anno al 3 per cento nel 2014. Una stangata impopolare contro cui i sindacati scenderanno in piazza sabato, e già sono previste decine di migliaia di adesioni. E’ una prova del fuoco per Brian Cowen. Il premier irlandese rischia la sfiducia in parlamento, mentre gli uomini del suo partito ammettono di non sapere quanti deputati del Fianna Fail voteranno contro il suo piano di austerity.


C’è una mozione di sfiducia già sul tavolo, presentata dai quattro irredentisti del Sinn Fein che vogliono andare al dibattito al più presto possibile anche per capitalizzare su una elezione suppletiva dopodomani in un collegio del nord ovest che li vede favoriti. Ma soprattutto ci sono i deputati del partito di Cowen che uno dopo l’altro si stanno schierando contro di lui, che vogliono che lasci il potere subito dopo la presentazione del budget il 7 dicembre perché la sua credibilità è a pezzi, dopo che il governo ha accettato il piano di salvataggio internazionale ad 90 miliardi di euro. Difficile fare previsioni, cercando di capire se la crisi politica all’ombra del Trinity College, si avviterà su se stessa o riuscirà a superare l’empasse, di certo la polveriera celtica rischia di saltare. O semplicemente di far saltare, per un’altra seduta, i nervi agli operatori di Borsa.